Taccuino Anastasiano è il proseguimento del Blog "Circolo Letterario Anastasiano", con il quale rimane comunque collegato (basta cliccare sul logo del CLA).
Sarà questo un blog essenzialmente dedicato alle recensioni, alle notizie letterarie, alle presentazioni di libri ed agli appuntamenti ed incontri relativi al nostro territorio vesuviano, e non solo: dedicheremo spazio a tutte le notizie interessanti che ci giungeranno, con lo scopo di fornire valide informazioni culturali e spunti di riflessione su temi di carattere poetico e letterario in generale.
Buona lettura e buona consultazione.

Poesia a Cerro al Volturno, 30/8/25

sabato 28 dicembre 2013

Dal messaggio in bottiglia alla @

La comunicazione: che senso ha in questo mondo attuale così inondato e bombardato da continui ed insistenti messaggi che molto spesso sono soverchi, ridondanti, retorici e persino falsi? Come distinguere un messaggio autentico, sincero, da quelli che provengono dal mondo della pubblicità, della politica, del potere mediatico? Se lo è chiesto Alba Cappella, artista completa e di grande talento, ideatrice della "Extens - Art". Nell'ambito di questa concezione artistica, è nata dunque l'idea di realizzare un progetto di ampio respiro sulla "comunicazione", che coinvolge praticamente tutte le modalità artistiche, compresa l'espressione poetica.
Il Progetto si è per ora concretizzato in un lungometraggio realizzato da Rosario Pinto e che è stato presentato e proiettato per la prima volta ieri, 27 dicembre, nell'accogliente salotto di Umberto La Marra, dove ha sede l'Associazione Culturale Megaris", in Via Strettola delle Fiorentine e Chiaia 14, alla presenza dello stesso Rosario Pinto, che ne ha introdotto le finalità, di Alba Cappella e di Angelo Calabrese, che ne cura la parte letteraria e poetica.
Lo scopo del progetto è principalmente quello di mostrare che l'Arte è verità e la comunicazione, il "messaggio in bottiglia" che viene affidato al mare o alla "rete virtuale", reca in sé il nocciolo della verità e dell'autenticità solo quando viene completamente interiorizzato dalla persona che lo accoglie; diversamente dalla pioggia di parole e termini sovrabbondanti ed equivoci che ci pervengono dalla quotidianità consumistica e egoista. La forma d'arte, l'espressione artistica, la poesia, sono messaggi diretti e scevri da ogni infingimento.

Un Progetto "work in progress", come si usa dire, dunque, che prevede la programmazione di altre tappe importanti e appuntamenti in varie sedi che verranno comunicati a tutti gli interessati, in cui si allestiranno mostre, convegni e incontri di poesia.

venerdì 8 novembre 2013

"Codamozza", il nuovo libro di Sergio Saggese

Normalmente, quando ci troviamo di fronte ad un testo di narrativa, si dà per scontato che i protagonisti, le persone che si muovono all'interno della storia, siano in fin dei conti uomini, umani, povera gente, ricca, presuntuosa, benestante, caritatevole, buona o cattiva, ma sempre uomini. A meno che non ci troviamo di fronte ad una favola, o ad un fumetto, un cartone animato alla Disney, di quelli divertenti e in fin dei conti anche istruttivi, sotto certi aspetti, che si possono tranquillamente attingere dalla televisione o acquistare in edicola. Ma questo libro, "Codamozza", non ha l'aspetto né di una favola né tantomeno di un fumetto, né, tantomeno, si pensi che Codamozza possa essere il soprannome del protagonista: perché Codamozza è il protagonista.
Si tratta dunque di una storia che ha per protagonisti i topi. Ma perché?, sorge a questo punto spontanea la domanda che potrebbe farsi il lettore.
A questa domanda si può dare una risposta solo alla fine del libro, dopo averlo ben bene assaporato e metabolizzato. E, si badi bene, non è un libro facile, almeno per quanto concerne la retrostoria, cioé quello a cui veramente mira il nostro autore: bisogna infatti andare a cercare tra le righe, dietro le righe, in un mondo, quello dei topi, che agli inizi del racconto fa un po' ribrezzo, ma che man mano che si procede riesce a suscitare nel lettore una certa compartecipazione emotiva e di simpatia. Non è facile neanche l'intreccio, il narrato, e se il lettore si aspetta che - trattandosi appunto di topi - la trama possa essere dotata di una certa fluidità, di una certa semplicità, come nelle favole, si sbaglia di grosso: come afferma infatti Vincenzo Aiello nella presentazione, questo narrare particolare di Saggese è quello che unisce la fabula ad un linguaggio fantasioso e cartavetroso, per riportarci il nostro vissuto quotidiano pubblico, che il cinismo dei media ci manifesta senza il candore di un possibile cambiamento.
Ma ritornando al contenuto del libro, della storia, dobbiamo dare atto a Saggese che il suo lavoro narrativo, in questo libro, è davvero eccezionale, originalissimo, unico forse nel suo genere, e direi anche sconvolgente.
Non è certamente il caso di riassumere qui tutta la storia, del resto non credo che abbia molta importanza, e non perché non ci sia nessun assassino da scoprire, cosa che potrebbe vanificare la curiosità del lettore, ma perché quello che c'è da dire è ben altro. Intanto, si tratta a mio giudizio di una grandissima ed elaborata trasposizione letteraria: trasposizione e non metafora perché il narrato è una storia verosimile ambientata in una realtà sociale - nella fattispecie il territorio di Scampia - con trame, intrecci, personaggi, fatti e riferimenti aderentissimi a quella realtà. L'unica differenza è che i personaggi e i protagonisti sono topi e non uomini. Il resto è perfettamente verosimile. L'idea di creare una storia ambientata nella realtà metropolitana di Napoli utilizzando come personaggi i topi, è stata geniale. La stessa storia con personaggi umani sarebbe stata forse banale, retorica e per niente originale: sarebbe stata una storia come tante altre simili, come tante ne sono state raccontate e scritte su Scampia e sugli immancabili, eterni problemi di degrado, di droga, di mancanza di lavoro e così via. Ma ecco il colpo di genio del nostro Saggese: i napoletani sono come i topi. E qui non si tratta di denigrare o colpevolizzare un'intera atavica tradizione meridionalistica e più specificamente napoletana, una razza eccelsa e geniale, calda e passionale, che però lascia fare, delega, si crogiola, spesso subisce come ci insegna la sua storia millenaria, spesso ha degli scatti di libertà. No, qui il nostro bravo autore ha voluto "fotografare" la realtà senza nulla aggiungervi e senza nulla sottrarre: la realtà nuda e cruda delle cose come stavano e come stanno qui a Napoli e a Scampia.
Le analogie topi-napoletani sono molteplici, e all'inizio di ciascuna delle tre sezioni del libro il nostro bravo Saggese riporta in corsivo delle citazioni che ne dimostrano la sconvolgente e indovinata verosimiglianza: "I napoletani sono come i topi, perché come i topi deturpano il paesaggio... non mangiano, rosicchiano... e figliano... e ogni anno ce ne sono di più...", e nella seconda parte:  "Li si caccia via dalle case assolate... si intrappolano con meccanismi rudimentali o raffinati... li si costringe a percorsi complicatissimi e impervi per espletare qualsiasi funzione vitale...", e nella terza parte: "I napoletani sono come i topi... li si considera come un inconveniente inevitabile, fastidioso, ma sempre inaccettabile. E ci si chiede come facciano a resistere. e i topi resistono e si moltiplicano e riescono forse a volte a essere felici". E conclude: "il che va benissimo per i topi che sono come i napoletani. non va altrettanto bene per i napoletani che, in fin dei conti, non sono topi".
Ecco, direi che con questa frase il nostro Saggese voglia in conclusione farci intendere che i napoletani non meritano una esistenza fisica, sociale e psicologica che possa in qualche modo avere le stesse caratteristiche di un mondo animale, quello appunto dei topi, che per struttura mentale e ambientale è molto simile (molto ben curate da Saggese sono infatti le analogie, e si riscontrano nelle descrizioni delle strutture socio politiche e malavitose, come canduta, che sta per camorra, la Grande Discarica, Colonia, Talya (anagramma di Italia) e così via.
Direi per concludere che Saggese in questo romanzo ha voluto mostrarci la realtà più profonda della napoletanità, una napoletanità particolare e specifica come quella dei quartieri degradati e abbandonati di cui Scampia è purtroppo principale riferimento. Una realtà cruda e crudele, come la stessa struttura organizzativa dei topi, una struttura sociale ormai completamente asservita al potere e ai poteri dei più forti del momento e in cui organizzazioni sindacali, lavoratori, amministrazioni, enti, lo stesso Stato, la malavita e le bande dei delinquenti si scontrano e si combinano in un intreccio diabolico in cui bene e male, verità e bugia, coraggio e codardìa, omertà e senso civico, diventano valori che si confondono e si omologano, e sovente si sostituiscono a vicenda.
Ma è un mondo dove pur nella confusione generale, si illumina di tanto in tanto di bontà e di amore, di amicizia e di voglia di vivere. I personaggi-topi di Saggese hanno forti caratteristiche umane, in questo senso, tanto da far dimenticare spesso che si sta parlando di animali.
Un libro che suscita nel lettore una certa curiosità mista a tensione emotiva, come dicevo all'inizio, per la storia in sé ma anche per il linguaggio diretto e sapientemente gergale usato dall'autore lungo tutto il racconto, sì che bisogna porre attenzione almeno nelle prime pagine per entrare fatalmente nel mondo dei topi-napoletani, o napoletani-topi che dir si voglia, e comprenderne così, solo così, i più segreti e sconvolgenti sviluppi.

Il libro "Codamozza" è stato presentato a Sant'Anastasia nella sede del Boschetto Sporting Club, il 7 novembre 2013. Organizzazione del Circolo letterario Anastasiano di Giuseppe Vetromile. Relatore Raffaele Urraro.

"Codamozza", di Sergio Saggese, Con-fine Edizioni", Bologna, 2013

Giuseppe Vetromile

8/11/13

Il comunicato stampa su "Ilmediano.it": http://www.ilmediano.it/apz/vs_art.aspx?id=7314

sabato 14 settembre 2013

Le "Donne in carne e ossa" di Luisa Bossa

E' stato presentato con successo ieri, venerdì 13 settembre, nella Biblioteca Comunale di Sant'Anastasia (Na), il recente libro di Luisa Bossa, "Donne in carne e ossa", Edizioni CentoAutori. Si tratta di una raccolta di cinque racconti, in ciascuno dei quali viene narrata la storia di una donna che vive e si confronta in una società che impone le sue regole, le sue abitudini millenarie, una società nella quale ancora la donna deve subire e adeguarsi ad un comportamento tacitamente maschilista, intriso di tabù e di distorsioni, di fatue appariscenze, di deviazioni e di ingiustizie.
Il panorama è certamente quello del sud, un meridione in cui è ancora profondamente radicato il senso di cosificazione della donna, uno stato dal quale la donna ben di rado riesce purtroppo ad emergere, e quando lo fa, lo fa con impeto improvviso e battagliero, riuscendo alla fine, se non proprio ad ottenere giustizia definitiva, almeno a riconquistare la propria intima dignità e personalità. Spesso anche a costo della propria vita.
Sono storie di disagio e coraggio, come leggiamo nella quarta di copertina, cioé due comportamenti estremi: da una parte il disagio che più o meno consapevolmente prova ciascuna delle cinque protagoniste nell'affrontare una situazione scabrosa o nel vivere una realtà distorta e sconveniente; e dall'altra il coraggio, la presa di coscienza totale e liberatoria, l'uscita da uno stato opprimente sia fisicamente che psicologicamente, il riscatto pieno, anche a costo, come dicevamo, dell'estremo sacrificio della propria vita.
Sono storie vere, di "donne in carne e ossa", magistralmente presentate e introdotte singolarmente da altrettante giornaliste, attrici e personaggi impegnati, come Maria Rosaria Capacchione e Monica Guerritore. Ma sono anche storie emblematiche, perché ciascuna è rappresentativa di uno stato e di una situazione femminile verosimilmente ancora alla ribalta, in questo mondo in cui la donna è ancora soggetta a stereotipi negativi, a regole e usanze prevalentemente dettate dal mondo maschile.
Questo libro di Luisa Bossa è in effetti un mosaico composto da cinque grandi tasselli, cinque grandi storie di donne coraggiose che riescono alla fine ad infrangere quella barriera di ipocrisia e di noncuranza che cerca di allontanare dalla società civile, di porre in secondo piano, una realtà, che in massima parte coinvolge il mondo femminile, distorta e distorcente, degradata e del tutto ingiusta.

Ecco: l'ingiustizia, l'ingiustizia e la sopraffazione: queste le negatività maggiori affrontate e superate dalle nostre cinque protagoniste, che potremo conoscere leggendo il libro di Luisa Bossa, una scrittrice che sa esporre il testo con uno stile asciutto e diretto, prossimo, in modo comportamentale e psicologico, alle protagoniste delle storie, tanto da far immedesimare il lettore nelle stesse, a prenderne parte in prima persona e a condividerne in pieno le sofferenze, le aspettative, la riscossa, il sacrificio, il sogno.

Giuseppe Vetromile

martedì 3 settembre 2013

Luisa Bossa a Sant'Anastasia

Sarà presentato il prossimo 13 settembre qui a Sant'Anastasia, nella Biblioteca Comunale "G. Siani", il nuovo libro di Luisa Bossa, "Donne in carne e ossa".
Si tratta di un interessante volumetto di 5 racconti, tutti al femminile: cinque storie di disagio e coraggio di altrettante donne del Sud.
A parlarne in modo particolareggiato sarà Giuseppe Vetromile. E' previsto anche un intervento di Salvatore Velardi, responsabile CGIL Nola-Pomigliano. Le letture sono affidate alla giovane Carmen Abbazia, operaia Fiat. Silvia Aurino modererà l'incontro.
Luisa Bossa è insegnante di latino e greco. Attiva nel volontariato sociale, ha militato nel Movimento per la Pace e nel Movimento Internazionale per la Riconciliazione. Sindaco di Ercolano dal 1995 al 2005, è stata nominata dall'Unicef  "Sindaco difensore dei bambini". Membro della Commissione Parlamentare Antimafia, nel febbraio 2013 è stata rieletta deputato al Parlamento per il Partito Democratico.

martedì 20 agosto 2013

L'Antologia del Concorso "Alicante" di Vigolo Vattaro

Giunto quest'anno alla sua trentesima edizione, il Concorso di Poesia "Alicante" organizzato dal Comune di Vigolo Vattaro (Tn) e riservato, ad anni alterni, alla poesia in lingua e a quella dialettale, ha realizzato una interessante ed elegante antologia per celebrare questo encomiabile traguardo, segno evidente della bontà e della serietà di questo evento letterario.
L'Antologia raccoglie i testi poetici dei poeti premiati degli ultimi dieci anni ed è illustrata dall'artista Anita Anibaldi. Prefazioni  di Walter Kaswalder, Sindaco di Vigolo Vattaro, di Franco Campregher, Presidente del Consorzio Turistico della Vigolana, e di Renzo Francescotti, Presidente della Giuria.

I Poeti inclusi: Giovanni Caso, Giuseppe Vetromile, Alberto Sighele, Fabio Franzin, Giovanni Benaglio, Giovanni Caniato, Loriana Capecchi, Benito Galilea, Pier Franco Uliana, Corrado Zanol, Nicola Aurilio, Domenico Polerti, Nerina Poggese, Italo Bonassi, Mario De Fanis, Daniela Raimondi, Marta Vaccari, Roberto Borghetti, Rosanna Spina, Domenico Modafferi, Massimo Molinari.

sabato 3 agosto 2013

"Parleremo dell'arte che è più buona degli uomini", di Marco Scalabrino

Originalissimo titolo che il poeta, saggista e critico siciliano Marco Scalabrino, ha voluto dare alla sua recente opera in due volumi sulla poesia dialettale siciliana. I due libri, editi per i tipi della Casa Editrice CFR dell'ottimo e instancabile Gianmario Lucini, raccolgono le approfondite recensioni, saggi e note critiche di Marco Scalabrino, dedicate a diverse ed importanti voci poetiche dialettali siciliane dell'ultimo novecento e oltre.
Da anni Marco Scalabrino si dedica con impegno e grande preparazione non solo alla scrittura poetica in proprio, ma anche e soprattutto allo studio approfondito delle altre realtà siciliane, dando un contributo essenziale alla conoscenza e alla diffusione della letteratura meridionale e siciliana, che già, volendo parlare solo della poesia, viene sovente trascurata se non addirittura dimenticata.
Sono valori da difendere, da tenere a riferimento e da diffondere sempre, perché la lingua siciliana, come anche le altre lingue vernacolari, e in particolar modo il napoletano, sono la storia, la società, il costume e l'anima stessa del popolo che la parla e la vive.
Non a caso dunque Marco Scalabrino vuol parlare di quest'arte che è sicuramente migliore, più buona, egli afferma, degli stessi uomini che la vivono.
Ecco gli Autori trattati da Marco Scalabrino nei due volumi: Alessio Di Giovanni, Paolo Messina, Salvatore Camilleri, Pietro Tamburello, Aldo Grienti, Carmelo Molino, Antonino Cremona, Salvatore Di Pietro, Enzo D'Agata, Nino Orsini, Elvezio Petix, Salvatore Di Marco, Giovanni Formisano, Vito Mercadante, Nino Pino, Maria Favuzza, Titta Abbadessa, Carmelo Lauretta, Salvo Basso.

La prefazione all'opera è di Pietro Civitareale.

Marco Scalabrino, "Parleremo dell'arte che è più buona degli uomini", Saggi di poesia dialettale siciliana, Voll. I e II, CFR Edizioni, 2013

Il II Volume dell'Antologia "Transiti Poetici"

CIRCOLO DELLE VOCI, Vol. I°

"Gusti di...versi", Ristorante Albergo dei Baroni, Sant'Anastasia (Na), 13 marzo 2015

La mostra "Il respiro della materia / I colori dell’anima"

Due poesie di Gerardo Pedicini

L’ombra del tempo

(per Sergio Vecchio


L’ombra del tempo

è ferma alla tua porta

e tra i rami

vigila la civetta,

cara agli dei.

Nel silenzio della notte

avanza il giorno tra le spine

e il vento rode

le vecchie mura sibarite

intrise d’acqua e di memorie.

Dorme nel profondo la palude:

il Sele discende lento fino al mare

e svuota le tombe dei sacrari.

Ora è l’antica Hera,

ora è Poseidon a indicarti il cammino.

Alla deriva del vento

il tuo passo di lucertola

è rapido volo d’uccello.

Sotto la tettoia scalpita il treno

sugli scambi e rompe le stagioni

nel vuoto delle ore.

Nel laboratorio acceso di speranze

resti tu solo a sorvegliare

il perimetro antico delle mura

mentre vesti d’incenso i tuoi ricordi

tracciando sul foglio linee d’ombra.

***

I segni della storia

(ad Angelo Noce)


Cinabro è il fuoco dei ricordi:

passano rotte di terre nella mano

e sfilano i segni della storia.

Ombre e figure

alzano templi alla memoria.

Nell’antico corso del mare

si sospende la luce del giorno.

È un sogno senza fine.

Transita il tempo da un foglio all’altro

e incide in successione

ciò che già fu, ciò che sarà

nella tenue traccia del tuo respiro.

(Gerardo Pedicini)

Il libretto "I Poeti della rosa"