Taccuino Anastasiano è il proseguimento del Blog "Circolo Letterario Anastasiano", con il quale rimane comunque collegato (basta cliccare sul logo del CLA).
Sarà questo un blog essenzialmente dedicato alle recensioni, alle notizie letterarie, alle presentazioni di libri ed agli appuntamenti ed incontri relativi al nostro territorio vesuviano, e non solo: dedicheremo spazio a tutte le notizie interessanti che ci giungeranno, con lo scopo di fornire valide informazioni culturali e spunti di riflessione su temi di carattere poetico e letterario in generale.
Buona lettura e buona consultazione.

Poesia a Cerro al Volturno, 30/8/25

giovedì 29 gennaio 2015

"La disarmata", antologia poetica

Cinque Autori, cinque Poeti napoletani che parlano della loro città seguendo naturalmente la propria linea e il proprio stile poetico, si' da produrre un volumetto antologico davvero interessante, variegato, in cui la nostra città viene mostrata attraverso canoni e modalità differenti: da un andamento piuttosto ritmico di Gianni Montieri ("Turisti americani"), alle "Rettoriche" di Viola Amarelli, allo "Stradario" di Francesco Filia, una vera e propria poesia toponomastica della città; alla "Zona est" di Vincenzo Frungillo, una poesia dura, di confine; all'ironia poetica dei versi di Immo.
Il titolo della raccolta antologica, "La disarmata", è tratto dalla prima poesia della silloge "Rettoriche" di Viola Amarelli.
Il libro è stato presentato il 29 gennaio 2015 nella Biblioteca Benedetto Croce di Napoli, nell'ambito delle manifestazioni culturali "Apeiron" ideate e organizzate dallo scrittore napoletano Bruno Pezzella. Relatore il giornalista, scrittore e critico letterario Antonio Filippetti; ha letto alcune poesie l'attore Aldo Spina. Presenti i poeti Francesco Filia e Viola Amarelli.

"La disarmata", antologia, CFR Edizioni di Gianmario Lucini. Postfazione di Elio Grasso.
Gli Autori inclusi: Viola Amarelli, Francesco Filia, Vincenzo Frungillo, Immo, Gianni Montieri.







sabato 3 gennaio 2015

"D'un trasognato dove", raccolta di poesie di Felice Serino

E' caratteristica essenziale in molti poeti la ricerca di una dimensione altra, per lo più disgiunta dalla materialità delle cose e allocata in un empireo che simboleggia la spiritualità, l'amore, il sacro. Questa ricerca indubbiamente parte innanzitutto da se stessi, nel prodigarsi a dragare nei labirinti della propria anima lacerti e spiragli di luce, di speranza, e di tutti quei valori che possano elevare la persona alla dimensione celeste, avvicinandola a quella meta che nel progetto della creazione può chiamarsi anche paradiso. E' innegabile che ogni uomo tenda a superare, e a superarsi, quelle barriere fisiche e materiali che in qualche modo gli consentano di raggiungere, o almeno tendere, ad una certa realizzazione di sé, che non sta tanto in una mera e statica acquisizione di beni materiali, quanto nell'agognare quella famosa "felicità" o stato di grazia che sia, che soddisfi non solo il corpo, ma anche e soprattutto l'anima e il cuore.
Che poi questa ricerca venga estrinsecata, seguita e sviluppata anche in modo creativo ed artistico, nella fattispecie tramite la poesia, è segno di sensibilità personale non indifferente, in quanto l'artista, il poeta, ha il coraggio di mettere in chiaro ciò che gli scaturisce da dentro, ciò che gli detta il cuore. In un mondo in cui i modelli predominanti sono il rivestirsi di corporeità e di ricchezze materiali, da seguire come obiettivo primario della quotidianità, un canto elevato alla purezza dei cieli sembrerebbe anacronistico se non addirittura bambinesco: c'è altro a cui pensare nella vita di tutti i giorni, c'è da sbarcare il classico lunario e non c'è spazio per intime riflessioni trascendentali. Ma il poeta è e resta sempre un puro d'animo, egli vede sempre al di là del velo opprimente che copre il mondo di grigio e di organigrammi, sente il discorso della natura e lo fa proprio, nonostante tutte le ottenebrazioni e i frastornamenti offerti dalla pubblicità più subdola. Si tratta di liberarsi da ogni falsità terrestre, e questo al di là di ogni tipo di religione, chè è primario in noi, nell'uomo, questo senso vago, indeterminato ma sussistente, dell'al di là, inteso come luogo sublime ed eternamente pervaso di gioia, pace e felicità. Si tratta di raggiungere l'empireo, appunto, ricostruire l'antico filo di resistente speranza che, in fondo, c'è qualcosa di vero oltre la dimensione materiale dell'uomo.
Felice Serino è dunque uno di questi poeti che vede e che sente: "insaziata parte / di cielo / vertigine della prima / immagine / e somiglianza / vita / lacera trasparenza / sostanza di luce e silenzio / sapore dell’origine / fuoco e sangue del nascere" ("Lacera trasparenza"); sostanza di luce che permea tutta la sua raccolta poetica "D'un trasognato dove", inesauribile canto di ricerca dell'"oltre", assidua ed appassionata narrazione poetica del suo cercare quel "dove" che possa riscattare il senso materiale della vita, che possa nobilitare l'uomo.
"In una goccia di luce / s’arresterà questo giro del mio sangue / lo sguardo trasparente riflesso / in un’acqua di luna / sarò pietra atomo stella / mi volgerò indietro sorridendo / delle ansie che scavano la polpa dei giorni / delle gioie a mimare maree / nullificate di fronte all’Immenso / allora non sarò più / quell’Io vestito di materia / navigherò il periplo dei mondi / corpo solo d’amore / in una goccia di luce": è il testo iniziale della raccolta di Felice Serino, testo emblematico che in qualche modo concentra e riassume la sua idea progettuale, e poetica, di un distacco dalla materialità al fine di trovare e provare, svestito di materia, quel nocciolo di verità assoluta, quei sentimenti puri non più inquinati o compromessi dalle implicazioni del corpo. Si tratta dunque di un discorso poematico di lungo respiro, tutto intriso di alta religiosità, una religiosità che richiama sicuramente la fede cristiana, pur non citando direttamente situazioni, fatti e personaggi della dottrina classica, ma traendo da essa i riferimenti più sinceri e puri: "- e gli esecrabili / delitti e la vita / tradita? / e il sangue innocente? / -non ricordo: in verità ti dico / l’Albero di sangue / virgulto di mio Figlio / il Giusto / si è ingemmato / ed espande nei secoli / le sue radici / in un abbraccio totale" .
La raccolta poetica di Felice Serino "D'un trasognato dove" è divisa in cinque parti: "Di palpiti di cielo", "Del trasognare", "La parola che fiorisce e dintorni", "Dell'impermanenza", e "Dediche".
Pur mostrando una complessiva omogeneità di progetto, costituita essenzialmente dalla trama religiosa di cui sopra, che lega internamente tutte le composizioni della raccolta, nella quale l'autore riesce ad estrinsecare e a sviluppare esaurientemente tutta l'ispirazione primaria attorno alla quale si addensa il suo dettato, in mille diverse angolazioni, la quinta parte, "Dediche", si discosta alquanto dal tema; si tratta qui di poesie ognuna "dedicata" ad un personaggio particolare (tra cui anche la moglie), che hanno evidentemente colpito la sensibilità del poeta, muovendolo ad esprimere considerazioni e riflessioni dal contenuto veramente nobile e importante, come ad esempio nella poesia dedicata ai migranti: "uscire / dal porto -il cuore in mano- / issare la vela della / passione / dietro lo stridulo / urlo dei gabbiani / tra le vene bluastre del cielo / foriero di tempesta / squarciare / nel giorno stretto / il grande ventre del mare / che geloso nasconde / negli abissi / i suoi figli" ("La ricerca" – Ai migranti di Lampedusa).
La scrittura poetica del Serino si presenta decisa, fluida, chiara, priva di tentennamenti espressivi e di vaghezze retoriche; è d'altra parte una scrittura non priva di un certo sapore lirico, e strutturata sulla base di versi brevi, in cui ogni termine, ogni parola, è fortemente risuonante.
Ne risulta complessivamente una raccolta di sicuro spessore poetico, interessante, propositiva oltre che riflessiva, che certamente induce nel lettore attento ottimi spunti di ulteriori considerazioni sia sul piano religioso che sul piano sociale.

Giuseppe Vetromile

3/1/15

lunedì 22 settembre 2014

"Alessia", di Raffaele Piazza

La poesia creatrice riesce a modellare, a plasmare dal nulla, o quanto meno da un mondo di idee e di forti impressioni intime proposte dal cuore e subito dopo messe in ordine dalla mente razionale, materia viva, figurazioni e personaggi verosimilmente reali e possibilmente esistenti. Qui non si tratta di memoria né di recupero sentimentale attingendo nell'ampio canestro dei ricordi familiari o della storia, almeno è quello che ritengo personalmente, non conoscendo nella profondità e nella intimità amicale la persona Raffaele Piazza, ma posso affermare senza timore di essere smentito che l'opera del nostro poeta, questa recente raccolta, è frutto esclusivo della sua eccelsa creatività artistica, anche se egli possa aver attinto, in minima o in larga parte, a episodi vaghi della sua sfera familiare, ristrutturati e riadattati al suo codice e alla sua struttura poetica.
Alessia, dunque, è il nucleo centrale di questo lavoro poetico, che Raffaele Piazza presenta in formato e-book per le edizioni "Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano", con una dotta ed esemplare prefazione dell'insigne Antonio Spagnuolo, e alcune interessanti note critiche, in chiusura, di altrettanti illustri letterati. Si tratta di un lungo poemetto costituito da 70 brani poetici il cui titolo è riferito ad "Alessia" con relativa oggettivazione che si diversifica ogni volta. Abbiamo così ad esempio "Alessia e la tela", "Alessia a Capri", "Alessia al fiume" e così via. Il lettore non si spaventi e non si disorienti di fronte ad una apparente monotonia o martellante insistenza sul titolo ripetitivo delle poesie, che potrebbe far pensare erroneamente ad una lunga e ossessiva reiterazione di uno stesso corpo poetico espresso con alcune e poco significative varianti. In effetti non è così. Alessia è, al contrario, una storia dinamica, viva, reale e verosimile nella sua raffigurazione, e le singole poesie, che d'altra parte vivono di un proprio senso compiuto, tanto da poter essere estrapolate ognuna dall'intera raccolta senza perdere né la forza espressiva né l'intensità del contenuto, costituiscono un corpo omogeneo e nello stesso tempo rappresentano i tasselli compiuti di un grande mosaico, dove l'amore, l'innocenza, l'apparenza, l'omaggio, la passione e anche l'erotismo, si concentrano nel personaggio "Alessia". Non è quindi mai esaustiva, la poesia di Raffaele Piazza in questa sua robusta silloge, "Alessia", nel senso che l'autore potrebbe benissimo aggiungere altri tasselli al grande mosaico senza timore di renderlo, il mosaico poetico, sfrangiato agli orli, per così dire, o addirittura nebbioso ai confini. Del resto è lo stesso Piazza a reiterare, in più di un brano poetico, il termine "infinitamente Alessia", come se volesse prolungare all'infinito la trama e l'ordito poetico che con sofferenza, ispirazione e passione letteraria, ha tessuto.
Ma bastano le poesie inserite nella raccolta a dare un quadro completo del progetto poematico di Raffaele Piazza. In Alessia, creatura costruita a bella posta o effettivamente esistita nella realtà (ma questo poco importa ai fini di una seppur minima riflessione sull'intero testo), il poeta-Piazza concentra tutta la sua storia, tutta la sua prorompente sensibilità e fisicità, in mille sfaccettature quotidiane, in mille immagini e situazioni dalle più usuali agli spigoli più complessi di una psicologia profonda e arguta. Molte delle poesie hanno una sorta di collocazione temporale: "E' il 1984, scivola l'auto nel Parco Virgiliano e ci sarà raccolto." Ma è una collocazione temporale complessa, ricca di echi sottintesi, rimandi e puntini sospensivi: quell'auto che scivola, quella "127" che costeggia una scia di strada (in un'altra poesia), e quel ripetitivo "ci sarà raccolto" pure espresso con insistenza in altre parti del libro, sta ad intendere un tentativo di conclusione materiale, volutamente calato in un contesto normale, cittadino, quotidiano, di una vicenda che per sua natura tende alla dissipazione, alla dimenticanza, allo straniamento. Piazza non vuol perdere quanto ha costruito, nei minimi dettagli: la storia di Alessia, storia che vuol fare sua, e impone, liricamente, passi minimi, elementari, ma fortemente evocativi, come appunto la 127 che costeggia una scia di strada. E poi un altro elemento che sembra estraneo a tutto il discorso di Piazza: quegli uccelli, quei gabbiani, quelle rondini, che in molti brani, alla fine, urlano: "Attenzione!", è secondo me da sottolineare in modo particolare. Perché sono volatili, e non altre creature, che ammoniscono Alessia con quell'avvertimento inaspettato, inusitato: "Attenzione!"; gli uccelli infatti hanno il dono del volo, possono ergersi al di sopra della superficie della terra, guardare dall'alto con prospettive più ampie! Ecco dunque quell'avvertimento, come a dire che le cose umane e terrene che investono e avviluppano Alessia e la sua storia di fanciulla-donna-amante, sono in qualche modo caduche, corruttibili, degradabili. E quindi l'amore, i sentimenti, le passioni, i comportamenti, le abitudini e le apparenze, devono essere vissute e godute appieno, perché poi, "attenzione!", transitano ineluttabilmente!
Vorrei concludere questa breve e sicuramente incompleta riflessione sul recente ottimo lavoro dell'amico Raffaele Piazza, "Alessia", considerando l'alto valore della sua personalissima e colta scrittura poetica, una scrittura apparentemente pacata, discorsiva, ma dotata di notevole intensità esplicativa e comunicativa. C'è dell'amaro, frequentemente, nei versi di Raffaele Piazza, a volte anche punte di sarcasmo e di ironia, ma la bellezza e l'incanto, l'innocenza e la passione amorosa della ragazza-Alessia, prevalgono, come un sole che illumina il paesaggio dopo un lungo grigiore. Raffaele Piazza nei suoi versi è affabulante, quasi magico, e riesce a tenere il lettore in una piacevole sospensione emotiva, con salti improvvisi da un quadro all'altro e con termini sinestetici veramente efficaci (biancovestito, nerovestito...).
Raffaele Piazza, con "Alessia", si riconferma essere tra i Poeti più significativi e validi dell'attuale panorama letterario italiano.

Giuseppe Vetromile

21/9/14

giovedì 14 agosto 2014

Il "Giglio di grano" a Flumeri

L'obelisco di paglia, il Giglio, intrecciato con passione, entusiasmo e competenze secolari, s'innalza a Flumeri, alto, svettante, a penetrare il cielo: una scala, un rampicante per raggiungere la Grazia dei Santi, in particolare di San Rocco, e della Madonna, perché il raccolto sia sempre più fruttuoso e copioso, perché la terra sia sempre più fertile e docile. E' un canto, è un'opera d'arte, è una tradizione che affonda le sue radici in epoche antiche, e che deve essere perpetuata, riproposta, ricordata e ricreata, per non smarrirsi nel mare delle banalità quotidiane, per non disperdere i valori forti che hanno forgiato l'uomo nei secoli, per mantenere saldi quei riferimenti sacri e colmi di verità, senza i quali il patrimonio culturale di un popolo non potrà mai valere un centesimo.
Ed è chiaro, ed è opportuno, che in questi momenti l'arte faccia da veicolo, da supporto a queste tradizioni storiche e culturali che il nostro meridione, e l'Irpinia in particolare, vanta a pieno titolo. Così la poesia, la musica e la fotografia vengono a costituire la necessaria e valida integrazione alle manifestazioni storiche e di costume che annualmente si rinnovano nei nostri territori, così ricchi di memorie e di tradizioni popolari.
Grazie quindi all'impegno culturale di Domenico Cipriano, poeta apprezzato e curatore di molti eventi particolarmente interessanti in Irpinia e in Campania, e degli amici che sempre lo affiancano, Raffaele Barbieri e Cosimo Caputo, è stato possibile realizzare anche quest'anno il Catalogo Fotopoetico "Tra terra e cielo", II volume 2014. Il libro, elegante e ben curato dall'editore Delta3, Silvio Sallicandro, raccoglie le migliori fotografie della festa del Giglio di grano di Flumeri, con poesie didascaliche di vari poeti, ispirate a ciascuna delle foto.
Ecco i poeti che quest'anno hanno aderito al progetto, e che si sono poi avvicendati nella lettura dei loro versi nella serata conclusiva della manifestazione, a Flumeri, lo scorso 13 agosto: Vincenzo Frungillo, Prisco De Vivo, Cinzia Marulli, Raffaele Stella, Melania Panico, Nicola Sguera, Lello Agretti, Eugenio Lucrezi, Mariastella Eisenberg, Giuseppe Vetromile, Vincenzo Dente, Lucianna Argentino, Irene Vallone, Rita Pacilio, Angela Ragusa, Giuseppe Napolitano, Paola Nasti, Francesco Filia.

G.Vetromile

Il Giglio

I Poeti intervenuti

martedì 29 luglio 2014

Bandita la XII Edizione del Concorso di Poesia Città di Sant'Anastasia

PREMIO NAZIONALE DI POESIA “CITTA’ DI SANT’ANASTASIA” - XII EDIZIONE 2014

Regolamento

Il Comune di Sant'Anastasia (Napoli) indice e promuove la XII Edizione 2014 del Premio Nazionale di Poesia "Città di Sant'Anastasia", avvalendosi dell'Organizzazione e Direzione Artistica dell’Associazione “IncontrArci” di Sant’Anastasia - Circolo Letterario Anastasiano. Al concorso potranno partecipare tutti i poeti residenti in Italia o all’estero, purché i testi siano in lingua italiana.
Il Concorso gode del Patrocinio del Comune di Sant'Anastasia (evento istituzionalizzato), e del Patrocinio Morale dell'Ente Parco Nazionale del Vesuvio, ed inoltre si avvale della collaborazione dell'Associazione Napoli Cultural Classic (Poetessa Anna Bruno) e del Lions Club International Distretto 108YA (arch. Giacomo Vitale - Responsabile per la Campania del Distretto 108 YA delle "Attività Culturali" per l'anno sociale 2014/2015).

SEZIONE LIBRO DI POESIA

Si partecipa a questa sezione con un libro di poesie pubblicato non anteriormente al 2011.
Il libro va consegnato in 4 copie, accompagnato da un foglio che riporti le generalità complete dell'Autore, i suoi recapiti telefonici ed eventuale e-mail.
Si richiede un contributo per spese organizzative di Euro 10 (dieci) da versare su c.c.p. nr. 63401236 intestato all’Associazione “IncontrArci”, con causale: Premio di poesia Città di Sant’Anastasia XII Edizione. Fotocopia del versamento dovrà necessariamente essere inclusa nel plico.

Premi
Verranno assegnati i seguenti premi:
1° premio: assegno di euro 700;
2° premio: assegno di euro 500;
3° premio: assegno di euro 300;
Non saranno attribuiti ex-aequo. Saranno inoltre attribuite eventuali segnalazioni di merito.

SEZIONE POESIA SINGOLA

Si partecipa a questa sezione inviando una o al massimo due poesie in lingua italiana a tema libero, di lunghezza non superiore ai 50 versi, in 6 copie, di cui una soltanto completa di generalità, data di nascita, recapiti telefonici ed e-mail, e di una dichiarazione firmata in calce che ne attesti la paternità.
Si precisa che l'Organizzazione non pone alcuna restrizione sull'inedicità delle poesie presentate, o se trattasi di testi già premiati e/o segnalati in altri concorsi: unica norma da rispettare è che l'autore dichiari che il testo presentato è di sua esclusiva creatività e proprietà. L'Organizzazione escluderà dalla partecipazione quei testi che risulteranno copiati, in tutto o in parte, da altri autori.

Si richiede per questa sezione un contributo per spese organizzative di Euro 5 (cinque) da versare su c.c.p. nr. 63401236 intestato all’Associazione “IncontrArci”, con causale: Premio di poesia Città di Sant’Anastasia XII Edizione, Sez. Poesia Singola. Fotocopia del versamento dovrà necessariamente essere allegata agli elaborati.

Premi
Verranno assegnati i seguenti premi:
v 1° premio: targa personalizzata, diploma con motivazione, libri e/o oggetti dell'artigianato locale, gettone di presenza di euro 300.
v 2° premio: targa personalizzata, diploma, libri e/o oggetti dell'artigianato locale, gettone di presenza di euro 200.

Verranno inoltre premiate con targa personalizzata, diploma con motivazione, libri e/o oggetti dell'artigianato locale:

v la migliore poesia ispirata al tema "ambiente e territorio vesuviano";
v la migliore poesia di un Autore giovane (fino a 23 anni);
v la migliore poesia di un Autore del territorio (Sant'Anastasia e dintorni).

Saranno inoltre attribuiti dei "Premi Speciali" da parte di Enti e/o Associazioni del territorio campano.

Saranno infine attribuite, nel rispetto della classifica generale, e a discrezione della Giuria, menzioni di merito, segnalazioni e attestati di partecipazione.

DISPOSIZIONI GENERALI VALIDE PER AMBEDUE LE SEZIONI A CONCORSO

1) E' possibile la partecipazione contemporanea ad ambedue le sezioni di poesia singola e di libro di poesia, versando il contributo totale per spese organizzative pari a Euro 15 (quindici).

2) I plichi (libri e/o poesie) dovranno essere spediti unicamente al seguente indirizzo: SEGRETERIA DEL PREMIO NAZIONALE DI POESIA “CITTA’ DI SANT’ANASTASIA”, PRESSO SIG. GIUSEPPE VETROMILE, VIA GIOVANNI BOCCACCIO 5,  80048 MADONNA DELL’ARCO (Napoli), entro il 30 ottobre 2014. Si prega caldamente di evitare le raccomandate. Per la Sezione Poesia Singola è possibile l’invio per posta elettronica all’indirizzo circolo-lett-anastasiano@hotmail.it  In questo caso si dovrà allegare anche la fotocopia dell’avvenuto versamento, oppure indicarne gli estremi.
Gli elaborati non saranno restituiti. I libri entreranno a far parte della Biblioteca Comunale. L’Organizzazione non risponde di eventuali disguidi postali o mancati recapiti.

4) I nomi dei componenti della Commissione esaminatrice, il cui giudizio è insindacabile e inappellabile, verranno resi noti il giorno della premiazione, che si terrà in Sant'Anastasia in giorno e luogo da stabilirsi (comunque entro l'anno 2014). Soltanto i premiati ed i segnalati saranno tempestivamente avvisati.
Gli altri partecipanti potranno conoscere i risultati del concorso sui siti: http://concorsopoesiasantanastasia.blogspot.com; http://circololetterarioanastasiano.blogspot.com,  e sugli altri siti letterari, oppure telefonando in Segreteria.
I premi dovranno essere ritirati direttamente dagli interessati. Soltanto in caso di seria e comprovata indisponibilità, è ammessa la delega per iscritto. In caso contrario, i premi non verranno consegnati né spediti.
Ai sensi dell'art. 10 della L. 675/96, si assicura che i dati personali relativi ai partecipanti saranno utilizzati unicamente ai fini del Concorso.

Per eventuali informazioni, è disponibile la Segreteria (081.5301386 ore serali); e-mail: circolo-lett-anastasiano@hotmail.it.

L'Organizzazione ringrazia tutti coloro che vorranno diffondere la notizia del presente Concorso di Poesia.
Si prega di non attendere gli ultimi giorni per l’invio degli elaborati, onde facilitare il compito della Segreteria e della Giuria.    

domenica 6 luglio 2014

La "Fragilità" nella Poesia di Ester Cecere

Che la poesia possa essere una cosa fragile, è anche possibile. Non nel senso che possa rompersi fisicamente, certo, ma piuttosto nel senso metaforico di delicatezza, di particolare trasparenza, di cristallinità e di immediatezza. Maneggiarla con cura, come suggerisce volutamente l'autrice di questa interessante raccolta di poesie nel sottotitolo, è dunque indispensabile, se non perentorio, necessario, se non si vuol "rompere" l'atmosfera e l'incantesimo della intera costruzione poetica. Che è fragile, come ancora una volta il titolo, in modo molto esplicativo, afferma, perché potrebbe sfumare, sfrangiarsi, sfinire nella generale disattenzione della quotidianità, frettolosa e indirizzata verso altri obiettivi, più specificatamente legati al sopravvivere in questo tempo così caotico e in perenne crisi sociale e di valori. Voglio dire, che la poesia va letta e interiorizzata con attenzione, per integrarla nel proprio io direttamente, altrimenti c'è il rischio di banalizzarla, di non capirla: può volatilizzarsi, infrangersi sugli scogli metaforici di una realtà dura e difficile, come quella attuale: è fragile, la poesia, in questo senso, dunque. Ed Ester Cerere, che non allontana da sé la sua esperienza come ricercatrice biologa dall'atto creativo letterario, sa bene quanto sia importante porgere agli altri, ma soprattutto a se stessa, un mondo, quello poetico appunto, che ha una intelaiatura sottile, delicata, serica.
E' esplicativa in questo senso la prima poesia del libro, dal titolo che s'inquadra molto bene nel complesso disegno poetico propositivo dell'autrice, "Bolla di sapone": D'aliti di vento sospinta, / elegante e fragile, / nell'aria danzo. / Iridescenze mi vestono. / L'arcobaleno mi adorna. / In me il mondo si specchia. / Oscuro d'insidie / il mio cammino. / Il volo d'una farfalla, / la foglia d'un pino, / temo. / Persino, il dito d'un bambino.
E' evidente l'immedesimazione dell'autrice, che canta in prima persona, nel tessuto fragile della vita, della quotidianità, e quindi la sua poesia, fragile, ricalca la delicatezza e la sobrietà, l'innocenza persino, di certi aspetti della natura e del sociale. Ester Cecere scrive quasi con distacco le sue liriche, ma è un distacco tecnico, non emozionale, un distacco che indica rispetto e pregio del contenuto, del detto, non quindi un'assenza di sentimento, un freddo narrare asettico. Anzi, la sua "delicatezza", la sua "fragilità", assume un carattere di precisa affermazione, a volte anche di velata denuncia: Maschere / d'un carnevale impazzito / nella mente impotente / s'accalcano, / grottesche, cudeli, irridenti, / all'angolo il cuore mettendo..."
Abbiamo detto del distacco, ma è proprio grazie a questa sua prerogativa, quella di accostarsi quasi in punta di piedi al mondo poetico, al suo mondo poetico, con grande rispetto e persino timore, che Ester Cecere riesce a creare strutture poetiche dolci, apparentemente pacate, ma cariche di una visionarietà eccezionale, che abbraccia la natura e l'uomo, visti con i propri occhi, la propria mente e il proprio cuore: è lei stessa infatti la protagonista del suo dire poetico, è lei al centro delle cose e del panorama intero. Osservatrice attenta, la nostra autrice riesce a penetrare nel minimalismo delle cose per ricavarne frutti di grande valore etico e morale, fino ad allargare il suo orizzonte privato a quello più ampio dell'intero consesso umano: "Ch'io viva / godendo / di notti senza luna. / Ch'io viva / fremendo / allo schiaffo del maestrale. / Ch'io viva / apprezzando / il volo basso dei pipistrelli"...
Ester Cecere si pone dinanzi al mondo e al suo mondo non con atteggiamento di sufficienza né di ampollosa certezza: lei non ama definire le cose, ma lascia sempre un velo di incertezza, di indefinitezza, il che non è pessimismo o riluttanza o rassegnazione di fronte all'inestricabile visione e percorso della vita, bensì consapevolezza poetica del grande mistero universale che ci circonda e ci permea, nonostante l'affannosa ricerca di un perché ancora squillante, sempre risuonante nel nostro cuore e nella nostra mente: "Incerta / la mia alba. / Nel mare rosso sangue / annaspo."
Questo libro di Ester Cecere, impreziosito da un'ottima e dettagliatissima prefazione di Nazario Pardini, davvero è da "maneggiare con cura", anzi da apprezzare e gustare con cura, perché offre motivi di riflessione da cogliere attentamente nei suoi versi, e tra i suoi versi, brevi, delicati, ma veramente profondi.

Ester Cecere, "Fragile, Maneggiare con cura", Kairos Edizioni, Napoli, 2014. Prefazione di Nazario Pardini.

Giuseppe Vetromile

6/7/14

venerdì 4 luglio 2014

"ConTatti DiVersi", una nuova Antologia dei "Poeti Viandanti"

ConTatti DiVersi è il titolo della nuova antologia creata dal Movimento "Poeti Viandanti" per "DeComporre Edizioni", Gaeta, con prefazione di Floriana Coppola e Lory Nugnes, e introduzione di Sandra Cervone.
Ma chi sono i "Poeti Viandanti"? Un Movimento libero, assolutamente libero e aperto, che vuole seguire, nel senso letterale e nella metafora, la poesia autentica e viverla pienamente, al di là di ogni possibile schema, corrente, cliché, opportunismi. Il Movimento nasce nel 2008 in occasione del Festival Internazionale di Poesia "Voci del Mediterraneo", e da allora nel suo ambito si sono organizzati diversi incontri di poesia. Da alcuni anni si è intensificata la presenza dei "Poeti Viandanti" in manifestazioni a carattere sociale apportando il proprio contributo attraverso "costruzioni sillogiche" e "partiture" create ad hoc. Il Movimento ha inoltre all'attivo diverse pubblicazioni, ultima delle quali è appunto la presente Antologia, ed è inoltre molto attivo e presente in manifestazioni letterarie e sociali organizzate sul territorio.
In questa recente Antologia è interessante notare come la poesia possa tranquillamente (e senza correre il rischio di degradarsi) connettersi ed integrarsi a vicenda con i versi di più autori, fino a ri-creare una nuova atmosfera, se non un nuovo panorama emozionale, che si evidenzia nella rielaborazione delle singole poesie, in formazioni più complesse (Tandem estemporanei, Sillogi a più voci, Trittici estemporanei, Epilogo a più voci). Il risultato è curioso ma molto bello, intenso, e riesce a dare sicuramente un valore in più alle singole voci poetiche. Bisogna riconoscere in Floriana Coppola e Lory Nugnes la grande competenza e sensibilità poetica nell'aver ideato e progettato un'antologia diversa dalle solite, con scelte appropriate dei testi, effervescente e piacevolissima da leggere e da consultare.
Le voci poetiche incluse: Patrizia Caporossi, Sandra Cervone, Floriana Coppola, Stefania Di Lino, Sara Di Mare, Gabriella Gay, Marilina Manzo, Marion Nugnes, Lory Nugnes, Roberta Aquilini, Rita Bravi, Simona Saletti, Walter Ausiello, Alessandra Fanti, Giuseppe Vetromile, Elena Tabarro, Adriana La Volpe, Cinzia Platania, Raffaele Gentili, Maria Grazia Falsone, Elisa Irene Anastasi, Anna Minicucci, Patrizia Stefanelli, Eddy Galdini, Lia Manzi, Vera D'Atri, Paola D'Ajello Caracciolo, Sybilla Gisin, Anna Avallone, Clara Nichele, Antonello Musto, Angela Schiavone, Tiziana Giammetta, Marisa Ferraro, Angela Marano, Toni Piccini, Alberto Barra, Bruno Marone, Katia Bovani, Alessandra Fumagalli, Elena Varriale, Pasquale Esposito, Antonella Bottacci, Mariarosaria Distefano, Sara Grimaldi, Bruno Russo Athos, Erenio Fasano, Leonardo Marano, Ciro Tremolaterra, Raffaela Danzica, Nunzia Tirelli.

Poeti Viandanti, "ConTatti DiVersi", deComporre Edizioni, Gaeta, 2014. Introduzione di Sandra Cervone; Prefazione di Floriana Coppola e Lory Nugnes. Copertina di Sybilla Gisin.


Il II Volume dell'Antologia "Transiti Poetici"

CIRCOLO DELLE VOCI, Vol. I°

"Gusti di...versi", Ristorante Albergo dei Baroni, Sant'Anastasia (Na), 13 marzo 2015

La mostra "Il respiro della materia / I colori dell’anima"

Due poesie di Gerardo Pedicini

L’ombra del tempo

(per Sergio Vecchio


L’ombra del tempo

è ferma alla tua porta

e tra i rami

vigila la civetta,

cara agli dei.

Nel silenzio della notte

avanza il giorno tra le spine

e il vento rode

le vecchie mura sibarite

intrise d’acqua e di memorie.

Dorme nel profondo la palude:

il Sele discende lento fino al mare

e svuota le tombe dei sacrari.

Ora è l’antica Hera,

ora è Poseidon a indicarti il cammino.

Alla deriva del vento

il tuo passo di lucertola

è rapido volo d’uccello.

Sotto la tettoia scalpita il treno

sugli scambi e rompe le stagioni

nel vuoto delle ore.

Nel laboratorio acceso di speranze

resti tu solo a sorvegliare

il perimetro antico delle mura

mentre vesti d’incenso i tuoi ricordi

tracciando sul foglio linee d’ombra.

***

I segni della storia

(ad Angelo Noce)


Cinabro è il fuoco dei ricordi:

passano rotte di terre nella mano

e sfilano i segni della storia.

Ombre e figure

alzano templi alla memoria.

Nell’antico corso del mare

si sospende la luce del giorno.

È un sogno senza fine.

Transita il tempo da un foglio all’altro

e incide in successione

ciò che già fu, ciò che sarà

nella tenue traccia del tuo respiro.

(Gerardo Pedicini)

Il libretto "I Poeti della rosa"