Taccuino Anastasiano è il proseguimento del Blog "Circolo Letterario Anastasiano", con il quale rimane comunque collegato (basta cliccare sul logo del CLA).
Sarà questo un blog essenzialmente dedicato alle recensioni, alle notizie letterarie, alle presentazioni di libri ed agli appuntamenti ed incontri relativi al nostro territorio vesuviano, e non solo: dedicheremo spazio a tutte le notizie interessanti che ci giungeranno, con lo scopo di fornire valide informazioni culturali e spunti di riflessione su temi di carattere poetico e letterario in generale.
Buona lettura e buona consultazione.

Poesia a Cerro al Volturno, 30/8/25

lunedì 11 maggio 2015

Parte a Napoli il "Festival della Poesia Civile"

La Poesia a Napoli, in tutte le sue espressioni, per ribadire l'impegno e il ruolo sociale e civile che essa stessa si assume, attraverso le voci di tanti poeti, famosi e meno famosi, ma soprattutto dei bambini.
L'evento, organizzato dalla poetessa napoletana Elena Varriale, in collaborazione con la scrittrice avv. Argia Di Donato, si svolgerà il prossimo 15 e 16 maggio nella Biblioteca di Castel Capuano, a Napoli.
Ecco qui di seguito il nutrito programma.

I POETI VIANDANTI e NOMOS MOVIMENTO FORENSE, in collaborazione con l’ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA e L’ENTE BIBLIOTECA A. DE MARSICO, con il patrocinio del  CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI NAPOLI, presentano:


“LA LIBERTÀ È IL RESPIRO DEL MONDO”, FESTIVAL DELLA POESIA CIVILE
15 - 16 MAGGIO 2015
ENTE BIBLIOTECA A. DE MARSICO
- CASTEL CAPUANO – NAPOLI


---- Venerdì 15 maggio 2015 ----

- Ore 10.00 Apertura Festival
Presentazione Festival e saluti del Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Avv. Flavio Zanchini.
- Ore 10.30 Manifestazione conclusiva del Progetto “Calliope e la Cittadella della Legalità” con i bambini dell’Istituto Comprensivo Baracca.
- Ore 11.30 Recital della poeta Marcia Theophilo sull’Amazzonia - candidata al Premio Nobel 2015.
- Ore 12.30 Presentazione della poeta Regina Resta e dell’Associazione Verbulandiart.
- Ore 12.50 Reading dei poeti: Sebastiano Adernò e Santina Lazzara.
- Ore 13.10 Proiezione dei video: “Terra mia” di Argia Di Donato e “Manifesto” del Movimento “Liberiamo il cratere”

- Ore 13.30 Pausa pranzo

- Ore 16.00 Intervento poetico di Sandra Cervone.
- Ore 16.10 Performance dei Poeti Viandanti: la poesia d’insieme “Come sui rami stanno le parole”- Silloge a più voci con Gesto Narrante Contact-Improvisation: Marion Nugnes e Loredana Canditone.
- Ore 16.20.Videopoesia (a cura del poeta Sebastiano Adernò): La neve di Salvatore Quasimodo – M'illumino d'immenso di Giuseppe Ungaretti – Sulla tomba di Pier Paolo Pasolini incontrai il suo barbiere –Respect! – Il poeta Patané legge per un riccio – Me – di – terra - neo di Daniele Casolino –Promo Take Care- Io sono l'acqua di Santina Lazzara.

- Ore 17.20 Reading dei poeti: Floriana Coppola, Costanzo Ioni, Melania Panico, Domenico Cipriano.


----- Sabato 16 maggio 2015 -----

- Ore 10.00 Apertura col soprano Lina Lanza e saluti del Presidente dell’Oua, Avv. Mirella Casiello.
- Ore 10.20 Videopoesia (a cura del poeta Sebastiano Adernò): Videowall Angye Gaona – Arrestate le rondini-La mer est pleine de corps.
- Ore 10.40 Reading del poeta Ottavio Rossani.
- Ore 11.00 Presentazione del gruppo “Ciochecainononsa” sulle tematiche della violenza sulle donne con la poeta Maria Teresa Infante.
- Ore 11.20 Assolo dell'artista Anna Cefalo.
- Ore 11.30 Reading dei poeti: Rita Pacilio - Giuseppe Vetromile con l’accompagnamento dell’arpa celtica di Anna Cefalo.
- Ore 12.00 Videopoesia: Tranche di U stisso Sangu- Change di Miché - Canto Corale per il Sud
- Ore 12.10 Reading dei poeti: Vera D’Atri, Paola Casulli, Mariastella Eisenberg, Ciro Tremolaterra.
- Ore 13.10 Intervento musicale dell’artista Ilva Primavera.

- Ore 13.30 Pausa pranzo

- Ore 16.00 Presentazione delle poete Antonietta Gnerre e Monia Gaita e del loro impegno per la cultura e le questioni del sociale.
- Ore 16.30 Performance teatrale di Angela Caterina.
- Ore 17.00 Reading (a cura di Giuseppe Vetromile) con i poeti Ferdinando Tricarico, Raffaele Urraro, Eugenio Lucrezi.
- Ore 17.45 Proiezione dei video: Novembre 1980-2010, video di Anna Ebreo e Federico Iadarola (Poesie tratte dal libro di Domenico Cipriano "Novembre" (Transeuropa Edizioni, 2010), voce di Enzo Marangelo, musiche e suoni di Fabio Lauria e Vito Rago, fotografie di Pino e Lino Sorrentini (reportage "23 novembre 1980 - Memoria ed Immagini"); Antonio Ebreo; Federico Iadarola.
- Quel grido raggrumato videopoesia di Rita Pacilio.

- Ore 18.00 Chiusura festival

domenica 10 maggio 2015

"Qualcosa sul vento", il nuovo libro di poesie di Lia Manzi

Sono convinto, e l'ho affermato anche in altre occasioni, che il titolo di un libro, che si tratti di un romanzo o di una raccolta di poesie, è sempre significativo, e quanto più l'autore riesce ad inventare, per il titolo, una frase, una proposizione spiazzante, illuminante, allusiva, al di là del contenuto, tanto più avrà guadagnato credibilità e accoglienza da parte del vasto pubblico. Un titolo che riesce ad incuriosire, a volte persino intrigare, meravigliare, è già un buon biglietto da visita. Perché nel titolo il lettore ci deve trovare non tanto il sunto del libro, poesia o narrativa che sia, ma il cuore, il punto fondamentale, od anche il punto iniziale, da dove poi si deve dipanare tutta la matassa del discorso: la luce del libro, l'anima, appunto.
"Qualcosa sul vento": è dunque questo il titolo originalissimo e simpatico della raccolta di poesie di Lia Manzi. Dico subito che si tratta di una pubblicazione tipograficamente bella, elegante nella sua sobrietà, ben curata. L'occhio vuole la sua parte, anche in poesia, e un libro la cui copertina e la cui confezionatura nell'assieme risultino gradevoli, calde, pulite, prenderà degnamente sulla scrivania del lettore o fra le sue mani direttamente. Ed anche il profumo! E' strano come queste caratteristiche non materiali ma squisitamente sensoriali che accompagnano un libro, specialmente un libro d'arte, come può esserlo un libro poesia, possano suscitare nel lettore una maggiore attenzione e vicinanza al libro stesso!
Il profumo della poesia, dunque! C'è qualcosa che unisce queste sensazioni sensoriali, il profumo, i colori, l'ascolto delle parole, dei versi, al vento: c'è qualcosa sul vento, ma direi anche "nel vento", dove già questo vento niente affatto impetuoso, o per lo meno non sempre impetuoso, è una leggera carezza che porta in sé o con sé tutto il bene, tutto il positivo e tutto l'amore possibile. Lia Manzi è lei stessa generatrice di questo vento, di questo soffio intimo e nello stesso tempo universale, capace di coinvolgere tutte le cose e tutti gli uomini se appena un po', distolti dalle vicende del quotidiano, si volessero soffermare ad ascoltarlo, a recepirlo, a farlo proprio.
La poesia di Lia Manzi è dunque essenzialmente concepita per offrire, per porgere a noi tutti questo soffio di vento, che è poi il soffio del suo cuore, della sua anima; e lo fa con il vento sereno ma costante, colmo di buone notizie e di amore, delle sue parole poetiche. Che sono parole morbide e vellutate, delicate, leggere come l'aria, ma profondamente sincere e coinvolgenti.
"Qualcosa sul vento" è una raccolta omogena di poesie che non afferma ma suggerisce, non accerta ma ci fa intuire, non ribadisce ma lascia nel cuore e nella mente un leggero velo di dubbio, appena quel pizzico giusto che ci serve per sognare e sperare, per desiderare. Il segreto filo conduttore che lega l'una all'altra le liriche di questa raccolta è appunto da ricercare in questa sua leggerezza, in questa sua levità e delicatezza, valori intrinseci della vita altrimenti impossibili da comunicare con soavità estrema sulle ali del vento: ecco dunque cosa possiamo trovare, o ritrovare, nel vento di Lia Manzi: quel sussurro intimo delle cose, quegli afflati d'amore e quei voli di gioia, quegli spasimi e quei trasporti, quei sogni, indispensabili sorrisi e speranze di cui si nutre, si deve nutrire, la vita di tutti i giorni!
Significativa sotto questi aspetti la poesia "Volitudine": "Ho amato poche volte, / mi sono persa in notti d'estate. / La mia poesia, / carne in versi… " ed anche: "Il vento scivola è un'entità musicale…" (Stagioni). Da notare che le poesie di Lia Manzi, in questa raccolta ma anche in generale (credo sia una caratteristica che la contraddistingua), non sono mai statiche, ferme, cioè non si riferiscono a situazioni e stati d'animo immobili, per non dire catartici, bensì sono dinamiche, hanno sempre in sé un moto, un viaggio verso, un andare oltre, forse verso la speranza, forse, anzi sicuramente, verso l'amore pieno: la poesia "Volitudine" ne è un esempio lampante. Ed è per questo che Lia pone nel vento la forza maggiore, il maggiore e migliore sostegno non solo per andare avanti, ma anche per portare a tutti il suo cuore, il suo sussurro intimo d'amore.

Le poesie di Lia Manzi dunque non sono mai slegate l'una dall'altra, ma costituiscono se ben leggiamo e ascoltiamo, un canto unico, che perdura nei nostri cuori, proprio come un delicato sibilo di vento. E' il vento che porta le novità della natura, gli aromi delle stagioni, i profumi dei nuovi campi in fiore, le voci degli uccelli e degli amanti. Così, per similitudine, la poesia di Lia manzi è "qualcosa sul vento", qualcosa che non si definisce materialmente ma sappiamo tutti che c'è: la quintessenza della natura e dell'uomo. E Lia descrive nelle sue poesie tutto questo, con delicatezza e passione, da poetessa sensibilissima quale è, completamente immersa nel cuore della natura e consapevole del suo segreto canto da offrire a tutti.

Giuseppe Vetromile

Lia Manzi, "Qualcosa sul vento", Edizioni IOD, 2015. Prefazione di Ciro Tremolaterra

lunedì 2 marzo 2015

Le poetesse Argentino, Marulli e Napolitano al "VIM" di Papiria, Napoli, il prossimo 25 marzo

Iniziata dall'ormai lontano mese di gennaio dello scorso anno, da un'idea dello scrittore Gennaro Guaccio e del poeta Giuseppe Vetromile, la rassegna di poesia denominata "V.I.M.", acronimo di "Vediamoci Il Mercoledì", è andata avanti riscuotendo sempre maggiori affermazioni e simpatie da parte del pubblico, dei poeti e dei cultori della letteratura in genere. La formula è semplice: tre poeti vengono invitati ad esporre ad un pubblico sempre molto attento, numeroso ed interessato, le proprie riflessioni sulla poesia, i loro progetti e le loro produzioni, soffermandosi poi a leggere brani tratti dai loro libri o ancora inediti. Seguono generalmente riflessioni, domande e commenti da parte del pubblico, per un giusto ed interessante approfondimento di temi e riflessioni che la poesia stessa riesce a suscitare e a stimolare in tutti i presenti.
In un anno di attività, grazie alla cortese disponibilità non solo dei poeti sempre presenti, ma anche dei curatori e della Libreria "Papiria" di Sergio Guida, sede degli incontri, nel centro storico di Napoli e facilmente raggiungibile, si sono alternati autori validissimi del napoletano e non solo, avendo accolto poeti provenienti anche da fuori provincia: Avellino, Caserta, Benevento, Salerno.
Con il prossimo incontro, il diciassettesimo della serie, previsto per mercoledì 25 marzo, la rassegna aprirà le porte, per così dire, a poeti di fuori regione Campania: saranno infatti ospitate tre voci importanti della poesia romana (ma importanti anche a livello nazionale), e cioè le poetesse Lucianna Argentino, Cinzia Marulli ed Anita Napolitano.
Si tratta di tre poetesse molto note nell'ambiente letterario e poetico non solo romano, come si diceva, ma in ambito nazionale e perfino internazionale, e che hanno all'attivo oltre a numerose pubblicazioni, una intensa attività di promozione culturale e di partecipazione ad eventi e incontri di carattere letterario.
Le tre poetesse interagiranno con il pubblico in sala, che ci auguriamo numeroso come sempre, leggendo i loro versi e rispondendo alle domande degli altri poeti e amici che vorranno intervenire.

L'ingresso è naturalmente libero e sarà molto gradita la presenza di tutti; ricordiamo dunque ancora il prossimo appuntamento: mercoledì 25 marzo 2015, ore 17.30, Libreria Papiria in via Ninni 7, Napoli, con Lucianna Argentino, Cinzia Marulli e Anita Napolitano.

mercoledì 25 febbraio 2015

50 Poeti in 50 colori, il nuovo progetto artistico di Prisco De Vivo

50 Poeti in cinquanta colori
(Dal colore al verso)
Installazione d’arte contemporanea per la mostra evento
I colori e la carne del poeta

In lunghi anni di ricerca artistica, sia in pittura che in disegno, mi sono sempre posto con attenzione al mistero dell’essere poeta,  all’elezione di essere ispirati, una di quelle attività dello spirito che non ha nessun confine, partendo dalla santità fino all’ubriachezza o alla totale perdita se stesso. Ho così realizzato nel tempo diversi ritratti di poeti e, da Antonin Artaud ad Arthur Rimbaud da Jean Jenet a Franz Kafka sempre sulla stessa idea, il sacro fuoco della poesia che diventa elevazione e si brucia velocemente come una foglia al vento.
Fra il 2006 e il 2007 ho iniziato a lavorare su un ciclo di opere ancora in progress dal titolo I colori e la carne del poeta omaggio al sangue e alla vita della poesia. Una colonna di fumo su sterpaglie di versi, pitture ed istallazioni dolci e drammatiche dedicate a poeti e poetesse come Silvia Plath, Anna Achmatova, Ingeborg Bachmann, Cristina Campo, Alda Merini, Emil Dickinson. Questo flusso di intima celebrazione è partito da Leopardi e si è concluderà con Pessoa.
 l’Ariel di Silvia Plath appare “come un oscuro manoscritto”, smembrato e decontestualizzato dai suoi spazi, si congiunge un immaginario che parte dalla carne e termina con le parole. In effetti la materia più vicina al colore o al verso rimane l’alchimia, la vera pittura come la vera poesia da essa si sostanzia, tutto sommato sono arti in metamorfosi, materia che si trasforma in luce, colore e carne. Non a caso l’acuto Manlio Brusatin nella storia dei colori dice che “la tragedia della materia colore viene recitata anche da Delacroix che avrebbe desiderato fabbricare come ultimo demiurgo, la carne con il fango. Il potere segreto del colore si detiene in un’arte combinatoria, additiva e sottrattiva come l’arcana  <<arte della memoria>>.” Ma con astuzia dice anche che “l’intelligenza è bianca , lo spirito è giallo, l’anima è verde, la natura è rossa, la materia è cenere, l’immagine può essere verde intenso, i corpi neri come la sostanza che si misura nella vita”.
Fin da giovanissimo, mi sono occupato in modo persistente del colore e delle sue problematiche, come pittore e poeta ho pensato di liberarlo nella pratica più complessa e più tradizionale della storia dell’arte ovvero il ritratto.
Il progetto ha come obiettivo preminente quello di evidenziare il forte legame tra colore, volto e poesia, difatti, i  ritratti si confronteranno con l’elegie tremanti e luminose degli stessi autori. Ogni poeta è un universo a sé, la sua idea è la costruzione di spazi infiniti e il suo pensiero rimane per sempre inscritto in ogni centimetro della sua faccia sia nella caduta che nella redenzione.
L’inizio di questo ciclo di ritratti parte dal colore nero per poi arrivare come un prisma iridescente al bianco, c’è un Montale che ha lo stesso colore della fiamma quando s’ingrandisce con il vento, o che dire di Campana, che ha lo stesso colore del vino essiccato o Caproni, come la bile di un animale, un verde veronese che si macchia di giallo. In questi ritratti saranno coinvolti tantissimi colori, un esperimento al confine fra testo e immagine.
Per quanto riguarda la tecnica utilizzata per la realizzazione dei 50 ritratti è inchiostro e tempera su cartoncino, il lavoro alla fine verrà consegnato al richiedente comprensivo di cornice di legno realizzata in modo artigianale.
L’opera è un’istallazione site specific e sarà presentata nell’occasione della mostra evento “I colori e la carne del poeta”. Mostra che per fine anno rientrerà in alcune sedi prestigiose della Campania tra questi il museo Pan, nell’occasione sarà realizzato un catalogo edito, con interventi di noti critici e storici dell’arte nonché di poeti di fama nazionale. Nel catalogo 50 poeti in 50 colori saranno inseriti tutti i nomi degli acquirenti (poeti e scrittori).
Qui sono elencati, in buona parte, i maggiori rappresentanti della poesia moderna nazionale ed internazionale, volti che passeranno dal colore al verso.

I 50 POETI IN 50 COLORI

1.      SALVATORE QUASIMODO
2.      DINO CAMPANA
3.      EUGENIO MONTALE
4.      FERNANDO PESSOA
5.      ALDA MERINI
6.      GIOVANNI PASCOLI
7.      GABRIELE DANNUNZIO
8.      GIUSEPPE UNGARETTI
9.      ALFONSO GATTO
10.  CONSTANTINOS KAVAFIS
11.  GIORGIO CAPRONI
12.  ANNA CVETOVA
13.  PER PAOLO PASOLINI
14.  MARIO LUZI
15.  FEDERICO GARCIA LORCA
16.  EMILY DICKINSON
17.  AMELIA ROSSELLI
18.  ANTONIA POZZI
19.  THOMAS ELIOT
20.  GIACOMO LEOPARDI
21.  WALT WITHMAN
22.  VLADIMIR MAJAKOVSKIJ
23.  RABINDRNATH TAGORE
24.  ARTHUR RIMBAUD
25.  CHARLES BAUDELAIRE
26.  GUIDO CERONETTI
27.  ELIO PAGLIARANI
28.  EZRA POUND
29.  PABLO NERUDA
30.  GUILLAIME APOLLINAIRE
31.   WISTAN HUNG AUDEN
32.   WILLIAM BUTLER YEATS
33.   ANTONIO MACHADO
34.   RAINER MARIA RILKE
35.   ALDO PALAZZESCHI
36.   JACQUES PREVERT
37.   RAFAEL ALBERTI
38.   LEOPOLD SEDAR SENGHOR
39.   CESARE PAVESE
40.   ANDREA ZANZOTTO
41.   WISLAWA SZYMBORSKA
42.   GREGORY CORSO
43.   SILVIA PLATH
44.   EDGAR LEE MASTERS
45.   ALEKSANDR A.BLOK
46.   NAZIM HIKMET
47.   GIORGIO BASSANI
48.   JACH KERUAC
49.   UMBERTO SABA
50.   PAUL VERLAINE
51.   JHON KEATS
52.   LORD BYRON
53.   EDOARDO SANGUINETI
54.   ALLEN GINSBERG

 Qui di seguito alcuni ritratti già realizzati:
Alda Merini

Gabriele D'Annunzio

Giuseppe Ungaretti



domenica 1 febbraio 2015

La "Maddalena" di Cinzia Demi

"Ero Maddalena, lo sento, lo so": così Cinzia Demi ripete in alcuni versi della sua recente silloge poetica "Ero Maddalena" (Puntoacapo Editrice). Ed è il reiterarsi di un concetto, di un'idea molto forte, quasi indispensabilmente gridata e spesso sottintesa in tutta l'architettura poetica della raccolta, per affermare e confermare una dualità femminile veramente integrata, indissolubile, nella figura e nell'animo della sua ideatrice e creatrice, la nostra poetessa bolognese Cinzia Demi.
Lungi dal voler raccontare, seppure in modalità poetica, la vicenda più o meno conosciuta, più o meno ambigua, della classica Maddalena (o delle varie Maddalena) che ha contornato la vita di Gesù Cristo, Cinzia Demi con "Ero Maddalena" ha voluto piuttosto immedesimarsi, in un certo senso, in quella figura, traendola dalla nebbiosità e dalle contraddizioni insite in questo enigmatico personaggio del Vangelo, e integrandola addirittura in sé, come donna del quotidiano, e come donna del mondo, di qualsiasi spazio e tempo.
L'intelligente operazione poetica che compie dunque Cinzia Demi in questo suo interessante libro, edito da Puntoacapo e con prefazione di Gabriella Sica e postfazione di Rosa Elisa Giangoia, è proprio questo lungo narrare/narrarsi, fortemente intrecciato e integrato, in un monologo/dialogo attraverso il quale le passioni, i sentimenti, le frustrazioni, gli inganni, i timori di "quel" tempo", emergono in superficie e divengono i medesimi di "questo" tempo. Non si tratta di sovrapposizioni, di rielaborazioni, di spiegazioni di come può essere "ora" la Maddalena di "allora", bensì di una vera e propria ri-creazione della Maddalena nella sua interezza indipendentemente dalla sua collocazione spaziale e temporale: "il tuo volto non lo scordo / lo cerco tra la gente / e qui sono tutte donne / certo rose tra le rose / si credono regine / vanno col vestito nuovo / le scarpe lucidate / alla santa degli impossibili / oggi raccomandate / io mi piego alla pietà / di uno che ho visto morto / che non è più nessuno".
Credo che nessuno mai, come e prima di Cinzia Demi, abbia pensato di produrre un'opera in versi, un poemetto intero, ispirato alla figura della Maddalena, o forse ci sarà stato qualche raro caso sporadico che ha soltanto sfiorato l'argomento, prendendo a prestito qualche brano o qualche riferimento particolare della storia; forse il motivo va ricercato nella figura troppo ambigua o sfuggente di questo personaggio, di questa "peccatrice-santa". E quindi, il voler riferirsi a Maddalena, con le modalità già esposte più sopra, è stato a mio avviso, da parte della nostra poetessa, un atto di grande coraggio ma anche di grande intuizione, nonché di consapevolezza del proprio talento poetico e della propria capacità di elaborazione originale, "sui generis", grazie alla quale ne è sortito un libro piacevolissimo, intenso, fluido, appassionante. Vi sono concentrate tutte le donne di tutti i tempi, con le loro passioni, le loro incertezze, i dolori e le gioie, la ricerca assidua e a volte drammatica di una identità e di una dignità molto spesso ignorata e calpestata ("è un nome che cerco / a tentoni nel fetido sottoscala / dove passo le notti…"; "è un nome che cerco / nel sogno del mattino / l'unico che ricordo…"). Cinzia Demi, in "Ero Maddalena", ha voluto e saputo assumere in sé tutte queste caratteristiche femminili, al di là di ogni retorica e di ogni giudizio e pregiudizio da parte di una società, in tutti i tempi, che colpevolizza e frustra la donna per il solo fatto che ella va incontro alla propria libera espressione, nella vita di tutti i giorni, negli affetti, nell'amore. Così il riferimento alla storica vicenda di Gesù, che contorna la storia di Maddalena-Cinzia, è simbolicamente indicativo e propositivo di una affermazione di identità piena e libera, in mezzo ad una società che ancora penalizza e inculca negli animi femminili forti sensi di colpa.
Per questo, il poemetto di Cinzia Demi, che scorre come acqua sorgiva nel cuore dei lettori attenti, grazie anche al suo fluire continuo, senza vane interruzioni e distoglimenti, basandosi su una struttura poematica dal verso breve e ricco di assonanze e rime interne, si pone sicuramente sui livelli più alti dell'attuale poesia italiana.

Cinzia Demi, "Ero Maddalena", Puntoacapo Editrice. Prefazione di Gabriella Sica. Postfazione di Rosa Elisa Giangoia.

Giuseppe Vetromile
31/1/15


giovedì 29 gennaio 2015

"La disarmata", antologia poetica

Cinque Autori, cinque Poeti napoletani che parlano della loro città seguendo naturalmente la propria linea e il proprio stile poetico, si' da produrre un volumetto antologico davvero interessante, variegato, in cui la nostra città viene mostrata attraverso canoni e modalità differenti: da un andamento piuttosto ritmico di Gianni Montieri ("Turisti americani"), alle "Rettoriche" di Viola Amarelli, allo "Stradario" di Francesco Filia, una vera e propria poesia toponomastica della città; alla "Zona est" di Vincenzo Frungillo, una poesia dura, di confine; all'ironia poetica dei versi di Immo.
Il titolo della raccolta antologica, "La disarmata", è tratto dalla prima poesia della silloge "Rettoriche" di Viola Amarelli.
Il libro è stato presentato il 29 gennaio 2015 nella Biblioteca Benedetto Croce di Napoli, nell'ambito delle manifestazioni culturali "Apeiron" ideate e organizzate dallo scrittore napoletano Bruno Pezzella. Relatore il giornalista, scrittore e critico letterario Antonio Filippetti; ha letto alcune poesie l'attore Aldo Spina. Presenti i poeti Francesco Filia e Viola Amarelli.

"La disarmata", antologia, CFR Edizioni di Gianmario Lucini. Postfazione di Elio Grasso.
Gli Autori inclusi: Viola Amarelli, Francesco Filia, Vincenzo Frungillo, Immo, Gianni Montieri.







sabato 3 gennaio 2015

"D'un trasognato dove", raccolta di poesie di Felice Serino

E' caratteristica essenziale in molti poeti la ricerca di una dimensione altra, per lo più disgiunta dalla materialità delle cose e allocata in un empireo che simboleggia la spiritualità, l'amore, il sacro. Questa ricerca indubbiamente parte innanzitutto da se stessi, nel prodigarsi a dragare nei labirinti della propria anima lacerti e spiragli di luce, di speranza, e di tutti quei valori che possano elevare la persona alla dimensione celeste, avvicinandola a quella meta che nel progetto della creazione può chiamarsi anche paradiso. E' innegabile che ogni uomo tenda a superare, e a superarsi, quelle barriere fisiche e materiali che in qualche modo gli consentano di raggiungere, o almeno tendere, ad una certa realizzazione di sé, che non sta tanto in una mera e statica acquisizione di beni materiali, quanto nell'agognare quella famosa "felicità" o stato di grazia che sia, che soddisfi non solo il corpo, ma anche e soprattutto l'anima e il cuore.
Che poi questa ricerca venga estrinsecata, seguita e sviluppata anche in modo creativo ed artistico, nella fattispecie tramite la poesia, è segno di sensibilità personale non indifferente, in quanto l'artista, il poeta, ha il coraggio di mettere in chiaro ciò che gli scaturisce da dentro, ciò che gli detta il cuore. In un mondo in cui i modelli predominanti sono il rivestirsi di corporeità e di ricchezze materiali, da seguire come obiettivo primario della quotidianità, un canto elevato alla purezza dei cieli sembrerebbe anacronistico se non addirittura bambinesco: c'è altro a cui pensare nella vita di tutti i giorni, c'è da sbarcare il classico lunario e non c'è spazio per intime riflessioni trascendentali. Ma il poeta è e resta sempre un puro d'animo, egli vede sempre al di là del velo opprimente che copre il mondo di grigio e di organigrammi, sente il discorso della natura e lo fa proprio, nonostante tutte le ottenebrazioni e i frastornamenti offerti dalla pubblicità più subdola. Si tratta di liberarsi da ogni falsità terrestre, e questo al di là di ogni tipo di religione, chè è primario in noi, nell'uomo, questo senso vago, indeterminato ma sussistente, dell'al di là, inteso come luogo sublime ed eternamente pervaso di gioia, pace e felicità. Si tratta di raggiungere l'empireo, appunto, ricostruire l'antico filo di resistente speranza che, in fondo, c'è qualcosa di vero oltre la dimensione materiale dell'uomo.
Felice Serino è dunque uno di questi poeti che vede e che sente: "insaziata parte / di cielo / vertigine della prima / immagine / e somiglianza / vita / lacera trasparenza / sostanza di luce e silenzio / sapore dell’origine / fuoco e sangue del nascere" ("Lacera trasparenza"); sostanza di luce che permea tutta la sua raccolta poetica "D'un trasognato dove", inesauribile canto di ricerca dell'"oltre", assidua ed appassionata narrazione poetica del suo cercare quel "dove" che possa riscattare il senso materiale della vita, che possa nobilitare l'uomo.
"In una goccia di luce / s’arresterà questo giro del mio sangue / lo sguardo trasparente riflesso / in un’acqua di luna / sarò pietra atomo stella / mi volgerò indietro sorridendo / delle ansie che scavano la polpa dei giorni / delle gioie a mimare maree / nullificate di fronte all’Immenso / allora non sarò più / quell’Io vestito di materia / navigherò il periplo dei mondi / corpo solo d’amore / in una goccia di luce": è il testo iniziale della raccolta di Felice Serino, testo emblematico che in qualche modo concentra e riassume la sua idea progettuale, e poetica, di un distacco dalla materialità al fine di trovare e provare, svestito di materia, quel nocciolo di verità assoluta, quei sentimenti puri non più inquinati o compromessi dalle implicazioni del corpo. Si tratta dunque di un discorso poematico di lungo respiro, tutto intriso di alta religiosità, una religiosità che richiama sicuramente la fede cristiana, pur non citando direttamente situazioni, fatti e personaggi della dottrina classica, ma traendo da essa i riferimenti più sinceri e puri: "- e gli esecrabili / delitti e la vita / tradita? / e il sangue innocente? / -non ricordo: in verità ti dico / l’Albero di sangue / virgulto di mio Figlio / il Giusto / si è ingemmato / ed espande nei secoli / le sue radici / in un abbraccio totale" .
La raccolta poetica di Felice Serino "D'un trasognato dove" è divisa in cinque parti: "Di palpiti di cielo", "Del trasognare", "La parola che fiorisce e dintorni", "Dell'impermanenza", e "Dediche".
Pur mostrando una complessiva omogeneità di progetto, costituita essenzialmente dalla trama religiosa di cui sopra, che lega internamente tutte le composizioni della raccolta, nella quale l'autore riesce ad estrinsecare e a sviluppare esaurientemente tutta l'ispirazione primaria attorno alla quale si addensa il suo dettato, in mille diverse angolazioni, la quinta parte, "Dediche", si discosta alquanto dal tema; si tratta qui di poesie ognuna "dedicata" ad un personaggio particolare (tra cui anche la moglie), che hanno evidentemente colpito la sensibilità del poeta, muovendolo ad esprimere considerazioni e riflessioni dal contenuto veramente nobile e importante, come ad esempio nella poesia dedicata ai migranti: "uscire / dal porto -il cuore in mano- / issare la vela della / passione / dietro lo stridulo / urlo dei gabbiani / tra le vene bluastre del cielo / foriero di tempesta / squarciare / nel giorno stretto / il grande ventre del mare / che geloso nasconde / negli abissi / i suoi figli" ("La ricerca" – Ai migranti di Lampedusa).
La scrittura poetica del Serino si presenta decisa, fluida, chiara, priva di tentennamenti espressivi e di vaghezze retoriche; è d'altra parte una scrittura non priva di un certo sapore lirico, e strutturata sulla base di versi brevi, in cui ogni termine, ogni parola, è fortemente risuonante.
Ne risulta complessivamente una raccolta di sicuro spessore poetico, interessante, propositiva oltre che riflessiva, che certamente induce nel lettore attento ottimi spunti di ulteriori considerazioni sia sul piano religioso che sul piano sociale.

Giuseppe Vetromile

3/1/15

Il II Volume dell'Antologia "Transiti Poetici"

CIRCOLO DELLE VOCI, Vol. I°

"Gusti di...versi", Ristorante Albergo dei Baroni, Sant'Anastasia (Na), 13 marzo 2015

La mostra "Il respiro della materia / I colori dell’anima"

Due poesie di Gerardo Pedicini

L’ombra del tempo

(per Sergio Vecchio


L’ombra del tempo

è ferma alla tua porta

e tra i rami

vigila la civetta,

cara agli dei.

Nel silenzio della notte

avanza il giorno tra le spine

e il vento rode

le vecchie mura sibarite

intrise d’acqua e di memorie.

Dorme nel profondo la palude:

il Sele discende lento fino al mare

e svuota le tombe dei sacrari.

Ora è l’antica Hera,

ora è Poseidon a indicarti il cammino.

Alla deriva del vento

il tuo passo di lucertola

è rapido volo d’uccello.

Sotto la tettoia scalpita il treno

sugli scambi e rompe le stagioni

nel vuoto delle ore.

Nel laboratorio acceso di speranze

resti tu solo a sorvegliare

il perimetro antico delle mura

mentre vesti d’incenso i tuoi ricordi

tracciando sul foglio linee d’ombra.

***

I segni della storia

(ad Angelo Noce)


Cinabro è il fuoco dei ricordi:

passano rotte di terre nella mano

e sfilano i segni della storia.

Ombre e figure

alzano templi alla memoria.

Nell’antico corso del mare

si sospende la luce del giorno.

È un sogno senza fine.

Transita il tempo da un foglio all’altro

e incide in successione

ciò che già fu, ciò che sarà

nella tenue traccia del tuo respiro.

(Gerardo Pedicini)

Il libretto "I Poeti della rosa"