Taccuino Anastasiano è il proseguimento del Blog "Circolo Letterario Anastasiano", con il quale rimane comunque collegato (basta cliccare sul logo del CLA).
Sarà questo un blog essenzialmente dedicato alle recensioni, alle notizie letterarie, alle presentazioni di libri ed agli appuntamenti ed incontri relativi al nostro territorio vesuviano, e non solo: dedicheremo spazio a tutte le notizie interessanti che ci giungeranno, con lo scopo di fornire valide informazioni culturali e spunti di riflessione su temi di carattere poetico e letterario in generale.
Buona lettura e buona consultazione.

Poesia a Cerro al Volturno, 30/8/25

lunedì 2 marzo 2015

Le poetesse Argentino, Marulli e Napolitano al "VIM" di Papiria, Napoli, il prossimo 25 marzo

Iniziata dall'ormai lontano mese di gennaio dello scorso anno, da un'idea dello scrittore Gennaro Guaccio e del poeta Giuseppe Vetromile, la rassegna di poesia denominata "V.I.M.", acronimo di "Vediamoci Il Mercoledì", è andata avanti riscuotendo sempre maggiori affermazioni e simpatie da parte del pubblico, dei poeti e dei cultori della letteratura in genere. La formula è semplice: tre poeti vengono invitati ad esporre ad un pubblico sempre molto attento, numeroso ed interessato, le proprie riflessioni sulla poesia, i loro progetti e le loro produzioni, soffermandosi poi a leggere brani tratti dai loro libri o ancora inediti. Seguono generalmente riflessioni, domande e commenti da parte del pubblico, per un giusto ed interessante approfondimento di temi e riflessioni che la poesia stessa riesce a suscitare e a stimolare in tutti i presenti.
In un anno di attività, grazie alla cortese disponibilità non solo dei poeti sempre presenti, ma anche dei curatori e della Libreria "Papiria" di Sergio Guida, sede degli incontri, nel centro storico di Napoli e facilmente raggiungibile, si sono alternati autori validissimi del napoletano e non solo, avendo accolto poeti provenienti anche da fuori provincia: Avellino, Caserta, Benevento, Salerno.
Con il prossimo incontro, il diciassettesimo della serie, previsto per mercoledì 25 marzo, la rassegna aprirà le porte, per così dire, a poeti di fuori regione Campania: saranno infatti ospitate tre voci importanti della poesia romana (ma importanti anche a livello nazionale), e cioè le poetesse Lucianna Argentino, Cinzia Marulli ed Anita Napolitano.
Si tratta di tre poetesse molto note nell'ambiente letterario e poetico non solo romano, come si diceva, ma in ambito nazionale e perfino internazionale, e che hanno all'attivo oltre a numerose pubblicazioni, una intensa attività di promozione culturale e di partecipazione ad eventi e incontri di carattere letterario.
Le tre poetesse interagiranno con il pubblico in sala, che ci auguriamo numeroso come sempre, leggendo i loro versi e rispondendo alle domande degli altri poeti e amici che vorranno intervenire.

L'ingresso è naturalmente libero e sarà molto gradita la presenza di tutti; ricordiamo dunque ancora il prossimo appuntamento: mercoledì 25 marzo 2015, ore 17.30, Libreria Papiria in via Ninni 7, Napoli, con Lucianna Argentino, Cinzia Marulli e Anita Napolitano.

mercoledì 25 febbraio 2015

50 Poeti in 50 colori, il nuovo progetto artistico di Prisco De Vivo

50 Poeti in cinquanta colori
(Dal colore al verso)
Installazione d’arte contemporanea per la mostra evento
I colori e la carne del poeta

In lunghi anni di ricerca artistica, sia in pittura che in disegno, mi sono sempre posto con attenzione al mistero dell’essere poeta,  all’elezione di essere ispirati, una di quelle attività dello spirito che non ha nessun confine, partendo dalla santità fino all’ubriachezza o alla totale perdita se stesso. Ho così realizzato nel tempo diversi ritratti di poeti e, da Antonin Artaud ad Arthur Rimbaud da Jean Jenet a Franz Kafka sempre sulla stessa idea, il sacro fuoco della poesia che diventa elevazione e si brucia velocemente come una foglia al vento.
Fra il 2006 e il 2007 ho iniziato a lavorare su un ciclo di opere ancora in progress dal titolo I colori e la carne del poeta omaggio al sangue e alla vita della poesia. Una colonna di fumo su sterpaglie di versi, pitture ed istallazioni dolci e drammatiche dedicate a poeti e poetesse come Silvia Plath, Anna Achmatova, Ingeborg Bachmann, Cristina Campo, Alda Merini, Emil Dickinson. Questo flusso di intima celebrazione è partito da Leopardi e si è concluderà con Pessoa.
 l’Ariel di Silvia Plath appare “come un oscuro manoscritto”, smembrato e decontestualizzato dai suoi spazi, si congiunge un immaginario che parte dalla carne e termina con le parole. In effetti la materia più vicina al colore o al verso rimane l’alchimia, la vera pittura come la vera poesia da essa si sostanzia, tutto sommato sono arti in metamorfosi, materia che si trasforma in luce, colore e carne. Non a caso l’acuto Manlio Brusatin nella storia dei colori dice che “la tragedia della materia colore viene recitata anche da Delacroix che avrebbe desiderato fabbricare come ultimo demiurgo, la carne con il fango. Il potere segreto del colore si detiene in un’arte combinatoria, additiva e sottrattiva come l’arcana  <<arte della memoria>>.” Ma con astuzia dice anche che “l’intelligenza è bianca , lo spirito è giallo, l’anima è verde, la natura è rossa, la materia è cenere, l’immagine può essere verde intenso, i corpi neri come la sostanza che si misura nella vita”.
Fin da giovanissimo, mi sono occupato in modo persistente del colore e delle sue problematiche, come pittore e poeta ho pensato di liberarlo nella pratica più complessa e più tradizionale della storia dell’arte ovvero il ritratto.
Il progetto ha come obiettivo preminente quello di evidenziare il forte legame tra colore, volto e poesia, difatti, i  ritratti si confronteranno con l’elegie tremanti e luminose degli stessi autori. Ogni poeta è un universo a sé, la sua idea è la costruzione di spazi infiniti e il suo pensiero rimane per sempre inscritto in ogni centimetro della sua faccia sia nella caduta che nella redenzione.
L’inizio di questo ciclo di ritratti parte dal colore nero per poi arrivare come un prisma iridescente al bianco, c’è un Montale che ha lo stesso colore della fiamma quando s’ingrandisce con il vento, o che dire di Campana, che ha lo stesso colore del vino essiccato o Caproni, come la bile di un animale, un verde veronese che si macchia di giallo. In questi ritratti saranno coinvolti tantissimi colori, un esperimento al confine fra testo e immagine.
Per quanto riguarda la tecnica utilizzata per la realizzazione dei 50 ritratti è inchiostro e tempera su cartoncino, il lavoro alla fine verrà consegnato al richiedente comprensivo di cornice di legno realizzata in modo artigianale.
L’opera è un’istallazione site specific e sarà presentata nell’occasione della mostra evento “I colori e la carne del poeta”. Mostra che per fine anno rientrerà in alcune sedi prestigiose della Campania tra questi il museo Pan, nell’occasione sarà realizzato un catalogo edito, con interventi di noti critici e storici dell’arte nonché di poeti di fama nazionale. Nel catalogo 50 poeti in 50 colori saranno inseriti tutti i nomi degli acquirenti (poeti e scrittori).
Qui sono elencati, in buona parte, i maggiori rappresentanti della poesia moderna nazionale ed internazionale, volti che passeranno dal colore al verso.

I 50 POETI IN 50 COLORI

1.      SALVATORE QUASIMODO
2.      DINO CAMPANA
3.      EUGENIO MONTALE
4.      FERNANDO PESSOA
5.      ALDA MERINI
6.      GIOVANNI PASCOLI
7.      GABRIELE DANNUNZIO
8.      GIUSEPPE UNGARETTI
9.      ALFONSO GATTO
10.  CONSTANTINOS KAVAFIS
11.  GIORGIO CAPRONI
12.  ANNA CVETOVA
13.  PER PAOLO PASOLINI
14.  MARIO LUZI
15.  FEDERICO GARCIA LORCA
16.  EMILY DICKINSON
17.  AMELIA ROSSELLI
18.  ANTONIA POZZI
19.  THOMAS ELIOT
20.  GIACOMO LEOPARDI
21.  WALT WITHMAN
22.  VLADIMIR MAJAKOVSKIJ
23.  RABINDRNATH TAGORE
24.  ARTHUR RIMBAUD
25.  CHARLES BAUDELAIRE
26.  GUIDO CERONETTI
27.  ELIO PAGLIARANI
28.  EZRA POUND
29.  PABLO NERUDA
30.  GUILLAIME APOLLINAIRE
31.   WISTAN HUNG AUDEN
32.   WILLIAM BUTLER YEATS
33.   ANTONIO MACHADO
34.   RAINER MARIA RILKE
35.   ALDO PALAZZESCHI
36.   JACQUES PREVERT
37.   RAFAEL ALBERTI
38.   LEOPOLD SEDAR SENGHOR
39.   CESARE PAVESE
40.   ANDREA ZANZOTTO
41.   WISLAWA SZYMBORSKA
42.   GREGORY CORSO
43.   SILVIA PLATH
44.   EDGAR LEE MASTERS
45.   ALEKSANDR A.BLOK
46.   NAZIM HIKMET
47.   GIORGIO BASSANI
48.   JACH KERUAC
49.   UMBERTO SABA
50.   PAUL VERLAINE
51.   JHON KEATS
52.   LORD BYRON
53.   EDOARDO SANGUINETI
54.   ALLEN GINSBERG

 Qui di seguito alcuni ritratti già realizzati:
Alda Merini

Gabriele D'Annunzio

Giuseppe Ungaretti



domenica 1 febbraio 2015

La "Maddalena" di Cinzia Demi

"Ero Maddalena, lo sento, lo so": così Cinzia Demi ripete in alcuni versi della sua recente silloge poetica "Ero Maddalena" (Puntoacapo Editrice). Ed è il reiterarsi di un concetto, di un'idea molto forte, quasi indispensabilmente gridata e spesso sottintesa in tutta l'architettura poetica della raccolta, per affermare e confermare una dualità femminile veramente integrata, indissolubile, nella figura e nell'animo della sua ideatrice e creatrice, la nostra poetessa bolognese Cinzia Demi.
Lungi dal voler raccontare, seppure in modalità poetica, la vicenda più o meno conosciuta, più o meno ambigua, della classica Maddalena (o delle varie Maddalena) che ha contornato la vita di Gesù Cristo, Cinzia Demi con "Ero Maddalena" ha voluto piuttosto immedesimarsi, in un certo senso, in quella figura, traendola dalla nebbiosità e dalle contraddizioni insite in questo enigmatico personaggio del Vangelo, e integrandola addirittura in sé, come donna del quotidiano, e come donna del mondo, di qualsiasi spazio e tempo.
L'intelligente operazione poetica che compie dunque Cinzia Demi in questo suo interessante libro, edito da Puntoacapo e con prefazione di Gabriella Sica e postfazione di Rosa Elisa Giangoia, è proprio questo lungo narrare/narrarsi, fortemente intrecciato e integrato, in un monologo/dialogo attraverso il quale le passioni, i sentimenti, le frustrazioni, gli inganni, i timori di "quel" tempo", emergono in superficie e divengono i medesimi di "questo" tempo. Non si tratta di sovrapposizioni, di rielaborazioni, di spiegazioni di come può essere "ora" la Maddalena di "allora", bensì di una vera e propria ri-creazione della Maddalena nella sua interezza indipendentemente dalla sua collocazione spaziale e temporale: "il tuo volto non lo scordo / lo cerco tra la gente / e qui sono tutte donne / certo rose tra le rose / si credono regine / vanno col vestito nuovo / le scarpe lucidate / alla santa degli impossibili / oggi raccomandate / io mi piego alla pietà / di uno che ho visto morto / che non è più nessuno".
Credo che nessuno mai, come e prima di Cinzia Demi, abbia pensato di produrre un'opera in versi, un poemetto intero, ispirato alla figura della Maddalena, o forse ci sarà stato qualche raro caso sporadico che ha soltanto sfiorato l'argomento, prendendo a prestito qualche brano o qualche riferimento particolare della storia; forse il motivo va ricercato nella figura troppo ambigua o sfuggente di questo personaggio, di questa "peccatrice-santa". E quindi, il voler riferirsi a Maddalena, con le modalità già esposte più sopra, è stato a mio avviso, da parte della nostra poetessa, un atto di grande coraggio ma anche di grande intuizione, nonché di consapevolezza del proprio talento poetico e della propria capacità di elaborazione originale, "sui generis", grazie alla quale ne è sortito un libro piacevolissimo, intenso, fluido, appassionante. Vi sono concentrate tutte le donne di tutti i tempi, con le loro passioni, le loro incertezze, i dolori e le gioie, la ricerca assidua e a volte drammatica di una identità e di una dignità molto spesso ignorata e calpestata ("è un nome che cerco / a tentoni nel fetido sottoscala / dove passo le notti…"; "è un nome che cerco / nel sogno del mattino / l'unico che ricordo…"). Cinzia Demi, in "Ero Maddalena", ha voluto e saputo assumere in sé tutte queste caratteristiche femminili, al di là di ogni retorica e di ogni giudizio e pregiudizio da parte di una società, in tutti i tempi, che colpevolizza e frustra la donna per il solo fatto che ella va incontro alla propria libera espressione, nella vita di tutti i giorni, negli affetti, nell'amore. Così il riferimento alla storica vicenda di Gesù, che contorna la storia di Maddalena-Cinzia, è simbolicamente indicativo e propositivo di una affermazione di identità piena e libera, in mezzo ad una società che ancora penalizza e inculca negli animi femminili forti sensi di colpa.
Per questo, il poemetto di Cinzia Demi, che scorre come acqua sorgiva nel cuore dei lettori attenti, grazie anche al suo fluire continuo, senza vane interruzioni e distoglimenti, basandosi su una struttura poematica dal verso breve e ricco di assonanze e rime interne, si pone sicuramente sui livelli più alti dell'attuale poesia italiana.

Cinzia Demi, "Ero Maddalena", Puntoacapo Editrice. Prefazione di Gabriella Sica. Postfazione di Rosa Elisa Giangoia.

Giuseppe Vetromile
31/1/15


giovedì 29 gennaio 2015

"La disarmata", antologia poetica

Cinque Autori, cinque Poeti napoletani che parlano della loro città seguendo naturalmente la propria linea e il proprio stile poetico, si' da produrre un volumetto antologico davvero interessante, variegato, in cui la nostra città viene mostrata attraverso canoni e modalità differenti: da un andamento piuttosto ritmico di Gianni Montieri ("Turisti americani"), alle "Rettoriche" di Viola Amarelli, allo "Stradario" di Francesco Filia, una vera e propria poesia toponomastica della città; alla "Zona est" di Vincenzo Frungillo, una poesia dura, di confine; all'ironia poetica dei versi di Immo.
Il titolo della raccolta antologica, "La disarmata", è tratto dalla prima poesia della silloge "Rettoriche" di Viola Amarelli.
Il libro è stato presentato il 29 gennaio 2015 nella Biblioteca Benedetto Croce di Napoli, nell'ambito delle manifestazioni culturali "Apeiron" ideate e organizzate dallo scrittore napoletano Bruno Pezzella. Relatore il giornalista, scrittore e critico letterario Antonio Filippetti; ha letto alcune poesie l'attore Aldo Spina. Presenti i poeti Francesco Filia e Viola Amarelli.

"La disarmata", antologia, CFR Edizioni di Gianmario Lucini. Postfazione di Elio Grasso.
Gli Autori inclusi: Viola Amarelli, Francesco Filia, Vincenzo Frungillo, Immo, Gianni Montieri.







sabato 3 gennaio 2015

"D'un trasognato dove", raccolta di poesie di Felice Serino

E' caratteristica essenziale in molti poeti la ricerca di una dimensione altra, per lo più disgiunta dalla materialità delle cose e allocata in un empireo che simboleggia la spiritualità, l'amore, il sacro. Questa ricerca indubbiamente parte innanzitutto da se stessi, nel prodigarsi a dragare nei labirinti della propria anima lacerti e spiragli di luce, di speranza, e di tutti quei valori che possano elevare la persona alla dimensione celeste, avvicinandola a quella meta che nel progetto della creazione può chiamarsi anche paradiso. E' innegabile che ogni uomo tenda a superare, e a superarsi, quelle barriere fisiche e materiali che in qualche modo gli consentano di raggiungere, o almeno tendere, ad una certa realizzazione di sé, che non sta tanto in una mera e statica acquisizione di beni materiali, quanto nell'agognare quella famosa "felicità" o stato di grazia che sia, che soddisfi non solo il corpo, ma anche e soprattutto l'anima e il cuore.
Che poi questa ricerca venga estrinsecata, seguita e sviluppata anche in modo creativo ed artistico, nella fattispecie tramite la poesia, è segno di sensibilità personale non indifferente, in quanto l'artista, il poeta, ha il coraggio di mettere in chiaro ciò che gli scaturisce da dentro, ciò che gli detta il cuore. In un mondo in cui i modelli predominanti sono il rivestirsi di corporeità e di ricchezze materiali, da seguire come obiettivo primario della quotidianità, un canto elevato alla purezza dei cieli sembrerebbe anacronistico se non addirittura bambinesco: c'è altro a cui pensare nella vita di tutti i giorni, c'è da sbarcare il classico lunario e non c'è spazio per intime riflessioni trascendentali. Ma il poeta è e resta sempre un puro d'animo, egli vede sempre al di là del velo opprimente che copre il mondo di grigio e di organigrammi, sente il discorso della natura e lo fa proprio, nonostante tutte le ottenebrazioni e i frastornamenti offerti dalla pubblicità più subdola. Si tratta di liberarsi da ogni falsità terrestre, e questo al di là di ogni tipo di religione, chè è primario in noi, nell'uomo, questo senso vago, indeterminato ma sussistente, dell'al di là, inteso come luogo sublime ed eternamente pervaso di gioia, pace e felicità. Si tratta di raggiungere l'empireo, appunto, ricostruire l'antico filo di resistente speranza che, in fondo, c'è qualcosa di vero oltre la dimensione materiale dell'uomo.
Felice Serino è dunque uno di questi poeti che vede e che sente: "insaziata parte / di cielo / vertigine della prima / immagine / e somiglianza / vita / lacera trasparenza / sostanza di luce e silenzio / sapore dell’origine / fuoco e sangue del nascere" ("Lacera trasparenza"); sostanza di luce che permea tutta la sua raccolta poetica "D'un trasognato dove", inesauribile canto di ricerca dell'"oltre", assidua ed appassionata narrazione poetica del suo cercare quel "dove" che possa riscattare il senso materiale della vita, che possa nobilitare l'uomo.
"In una goccia di luce / s’arresterà questo giro del mio sangue / lo sguardo trasparente riflesso / in un’acqua di luna / sarò pietra atomo stella / mi volgerò indietro sorridendo / delle ansie che scavano la polpa dei giorni / delle gioie a mimare maree / nullificate di fronte all’Immenso / allora non sarò più / quell’Io vestito di materia / navigherò il periplo dei mondi / corpo solo d’amore / in una goccia di luce": è il testo iniziale della raccolta di Felice Serino, testo emblematico che in qualche modo concentra e riassume la sua idea progettuale, e poetica, di un distacco dalla materialità al fine di trovare e provare, svestito di materia, quel nocciolo di verità assoluta, quei sentimenti puri non più inquinati o compromessi dalle implicazioni del corpo. Si tratta dunque di un discorso poematico di lungo respiro, tutto intriso di alta religiosità, una religiosità che richiama sicuramente la fede cristiana, pur non citando direttamente situazioni, fatti e personaggi della dottrina classica, ma traendo da essa i riferimenti più sinceri e puri: "- e gli esecrabili / delitti e la vita / tradita? / e il sangue innocente? / -non ricordo: in verità ti dico / l’Albero di sangue / virgulto di mio Figlio / il Giusto / si è ingemmato / ed espande nei secoli / le sue radici / in un abbraccio totale" .
La raccolta poetica di Felice Serino "D'un trasognato dove" è divisa in cinque parti: "Di palpiti di cielo", "Del trasognare", "La parola che fiorisce e dintorni", "Dell'impermanenza", e "Dediche".
Pur mostrando una complessiva omogeneità di progetto, costituita essenzialmente dalla trama religiosa di cui sopra, che lega internamente tutte le composizioni della raccolta, nella quale l'autore riesce ad estrinsecare e a sviluppare esaurientemente tutta l'ispirazione primaria attorno alla quale si addensa il suo dettato, in mille diverse angolazioni, la quinta parte, "Dediche", si discosta alquanto dal tema; si tratta qui di poesie ognuna "dedicata" ad un personaggio particolare (tra cui anche la moglie), che hanno evidentemente colpito la sensibilità del poeta, muovendolo ad esprimere considerazioni e riflessioni dal contenuto veramente nobile e importante, come ad esempio nella poesia dedicata ai migranti: "uscire / dal porto -il cuore in mano- / issare la vela della / passione / dietro lo stridulo / urlo dei gabbiani / tra le vene bluastre del cielo / foriero di tempesta / squarciare / nel giorno stretto / il grande ventre del mare / che geloso nasconde / negli abissi / i suoi figli" ("La ricerca" – Ai migranti di Lampedusa).
La scrittura poetica del Serino si presenta decisa, fluida, chiara, priva di tentennamenti espressivi e di vaghezze retoriche; è d'altra parte una scrittura non priva di un certo sapore lirico, e strutturata sulla base di versi brevi, in cui ogni termine, ogni parola, è fortemente risuonante.
Ne risulta complessivamente una raccolta di sicuro spessore poetico, interessante, propositiva oltre che riflessiva, che certamente induce nel lettore attento ottimi spunti di ulteriori considerazioni sia sul piano religioso che sul piano sociale.

Giuseppe Vetromile

3/1/15

lunedì 22 settembre 2014

"Alessia", di Raffaele Piazza

La poesia creatrice riesce a modellare, a plasmare dal nulla, o quanto meno da un mondo di idee e di forti impressioni intime proposte dal cuore e subito dopo messe in ordine dalla mente razionale, materia viva, figurazioni e personaggi verosimilmente reali e possibilmente esistenti. Qui non si tratta di memoria né di recupero sentimentale attingendo nell'ampio canestro dei ricordi familiari o della storia, almeno è quello che ritengo personalmente, non conoscendo nella profondità e nella intimità amicale la persona Raffaele Piazza, ma posso affermare senza timore di essere smentito che l'opera del nostro poeta, questa recente raccolta, è frutto esclusivo della sua eccelsa creatività artistica, anche se egli possa aver attinto, in minima o in larga parte, a episodi vaghi della sua sfera familiare, ristrutturati e riadattati al suo codice e alla sua struttura poetica.
Alessia, dunque, è il nucleo centrale di questo lavoro poetico, che Raffaele Piazza presenta in formato e-book per le edizioni "Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano", con una dotta ed esemplare prefazione dell'insigne Antonio Spagnuolo, e alcune interessanti note critiche, in chiusura, di altrettanti illustri letterati. Si tratta di un lungo poemetto costituito da 70 brani poetici il cui titolo è riferito ad "Alessia" con relativa oggettivazione che si diversifica ogni volta. Abbiamo così ad esempio "Alessia e la tela", "Alessia a Capri", "Alessia al fiume" e così via. Il lettore non si spaventi e non si disorienti di fronte ad una apparente monotonia o martellante insistenza sul titolo ripetitivo delle poesie, che potrebbe far pensare erroneamente ad una lunga e ossessiva reiterazione di uno stesso corpo poetico espresso con alcune e poco significative varianti. In effetti non è così. Alessia è, al contrario, una storia dinamica, viva, reale e verosimile nella sua raffigurazione, e le singole poesie, che d'altra parte vivono di un proprio senso compiuto, tanto da poter essere estrapolate ognuna dall'intera raccolta senza perdere né la forza espressiva né l'intensità del contenuto, costituiscono un corpo omogeneo e nello stesso tempo rappresentano i tasselli compiuti di un grande mosaico, dove l'amore, l'innocenza, l'apparenza, l'omaggio, la passione e anche l'erotismo, si concentrano nel personaggio "Alessia". Non è quindi mai esaustiva, la poesia di Raffaele Piazza in questa sua robusta silloge, "Alessia", nel senso che l'autore potrebbe benissimo aggiungere altri tasselli al grande mosaico senza timore di renderlo, il mosaico poetico, sfrangiato agli orli, per così dire, o addirittura nebbioso ai confini. Del resto è lo stesso Piazza a reiterare, in più di un brano poetico, il termine "infinitamente Alessia", come se volesse prolungare all'infinito la trama e l'ordito poetico che con sofferenza, ispirazione e passione letteraria, ha tessuto.
Ma bastano le poesie inserite nella raccolta a dare un quadro completo del progetto poematico di Raffaele Piazza. In Alessia, creatura costruita a bella posta o effettivamente esistita nella realtà (ma questo poco importa ai fini di una seppur minima riflessione sull'intero testo), il poeta-Piazza concentra tutta la sua storia, tutta la sua prorompente sensibilità e fisicità, in mille sfaccettature quotidiane, in mille immagini e situazioni dalle più usuali agli spigoli più complessi di una psicologia profonda e arguta. Molte delle poesie hanno una sorta di collocazione temporale: "E' il 1984, scivola l'auto nel Parco Virgiliano e ci sarà raccolto." Ma è una collocazione temporale complessa, ricca di echi sottintesi, rimandi e puntini sospensivi: quell'auto che scivola, quella "127" che costeggia una scia di strada (in un'altra poesia), e quel ripetitivo "ci sarà raccolto" pure espresso con insistenza in altre parti del libro, sta ad intendere un tentativo di conclusione materiale, volutamente calato in un contesto normale, cittadino, quotidiano, di una vicenda che per sua natura tende alla dissipazione, alla dimenticanza, allo straniamento. Piazza non vuol perdere quanto ha costruito, nei minimi dettagli: la storia di Alessia, storia che vuol fare sua, e impone, liricamente, passi minimi, elementari, ma fortemente evocativi, come appunto la 127 che costeggia una scia di strada. E poi un altro elemento che sembra estraneo a tutto il discorso di Piazza: quegli uccelli, quei gabbiani, quelle rondini, che in molti brani, alla fine, urlano: "Attenzione!", è secondo me da sottolineare in modo particolare. Perché sono volatili, e non altre creature, che ammoniscono Alessia con quell'avvertimento inaspettato, inusitato: "Attenzione!"; gli uccelli infatti hanno il dono del volo, possono ergersi al di sopra della superficie della terra, guardare dall'alto con prospettive più ampie! Ecco dunque quell'avvertimento, come a dire che le cose umane e terrene che investono e avviluppano Alessia e la sua storia di fanciulla-donna-amante, sono in qualche modo caduche, corruttibili, degradabili. E quindi l'amore, i sentimenti, le passioni, i comportamenti, le abitudini e le apparenze, devono essere vissute e godute appieno, perché poi, "attenzione!", transitano ineluttabilmente!
Vorrei concludere questa breve e sicuramente incompleta riflessione sul recente ottimo lavoro dell'amico Raffaele Piazza, "Alessia", considerando l'alto valore della sua personalissima e colta scrittura poetica, una scrittura apparentemente pacata, discorsiva, ma dotata di notevole intensità esplicativa e comunicativa. C'è dell'amaro, frequentemente, nei versi di Raffaele Piazza, a volte anche punte di sarcasmo e di ironia, ma la bellezza e l'incanto, l'innocenza e la passione amorosa della ragazza-Alessia, prevalgono, come un sole che illumina il paesaggio dopo un lungo grigiore. Raffaele Piazza nei suoi versi è affabulante, quasi magico, e riesce a tenere il lettore in una piacevole sospensione emotiva, con salti improvvisi da un quadro all'altro e con termini sinestetici veramente efficaci (biancovestito, nerovestito...).
Raffaele Piazza, con "Alessia", si riconferma essere tra i Poeti più significativi e validi dell'attuale panorama letterario italiano.

Giuseppe Vetromile

21/9/14

giovedì 14 agosto 2014

Il "Giglio di grano" a Flumeri

L'obelisco di paglia, il Giglio, intrecciato con passione, entusiasmo e competenze secolari, s'innalza a Flumeri, alto, svettante, a penetrare il cielo: una scala, un rampicante per raggiungere la Grazia dei Santi, in particolare di San Rocco, e della Madonna, perché il raccolto sia sempre più fruttuoso e copioso, perché la terra sia sempre più fertile e docile. E' un canto, è un'opera d'arte, è una tradizione che affonda le sue radici in epoche antiche, e che deve essere perpetuata, riproposta, ricordata e ricreata, per non smarrirsi nel mare delle banalità quotidiane, per non disperdere i valori forti che hanno forgiato l'uomo nei secoli, per mantenere saldi quei riferimenti sacri e colmi di verità, senza i quali il patrimonio culturale di un popolo non potrà mai valere un centesimo.
Ed è chiaro, ed è opportuno, che in questi momenti l'arte faccia da veicolo, da supporto a queste tradizioni storiche e culturali che il nostro meridione, e l'Irpinia in particolare, vanta a pieno titolo. Così la poesia, la musica e la fotografia vengono a costituire la necessaria e valida integrazione alle manifestazioni storiche e di costume che annualmente si rinnovano nei nostri territori, così ricchi di memorie e di tradizioni popolari.
Grazie quindi all'impegno culturale di Domenico Cipriano, poeta apprezzato e curatore di molti eventi particolarmente interessanti in Irpinia e in Campania, e degli amici che sempre lo affiancano, Raffaele Barbieri e Cosimo Caputo, è stato possibile realizzare anche quest'anno il Catalogo Fotopoetico "Tra terra e cielo", II volume 2014. Il libro, elegante e ben curato dall'editore Delta3, Silvio Sallicandro, raccoglie le migliori fotografie della festa del Giglio di grano di Flumeri, con poesie didascaliche di vari poeti, ispirate a ciascuna delle foto.
Ecco i poeti che quest'anno hanno aderito al progetto, e che si sono poi avvicendati nella lettura dei loro versi nella serata conclusiva della manifestazione, a Flumeri, lo scorso 13 agosto: Vincenzo Frungillo, Prisco De Vivo, Cinzia Marulli, Raffaele Stella, Melania Panico, Nicola Sguera, Lello Agretti, Eugenio Lucrezi, Mariastella Eisenberg, Giuseppe Vetromile, Vincenzo Dente, Lucianna Argentino, Irene Vallone, Rita Pacilio, Angela Ragusa, Giuseppe Napolitano, Paola Nasti, Francesco Filia.

G.Vetromile

Il Giglio

I Poeti intervenuti

Il II Volume dell'Antologia "Transiti Poetici"

CIRCOLO DELLE VOCI, Vol. I°

"Gusti di...versi", Ristorante Albergo dei Baroni, Sant'Anastasia (Na), 13 marzo 2015

La mostra "Il respiro della materia / I colori dell’anima"

Due poesie di Gerardo Pedicini

L’ombra del tempo

(per Sergio Vecchio


L’ombra del tempo

è ferma alla tua porta

e tra i rami

vigila la civetta,

cara agli dei.

Nel silenzio della notte

avanza il giorno tra le spine

e il vento rode

le vecchie mura sibarite

intrise d’acqua e di memorie.

Dorme nel profondo la palude:

il Sele discende lento fino al mare

e svuota le tombe dei sacrari.

Ora è l’antica Hera,

ora è Poseidon a indicarti il cammino.

Alla deriva del vento

il tuo passo di lucertola

è rapido volo d’uccello.

Sotto la tettoia scalpita il treno

sugli scambi e rompe le stagioni

nel vuoto delle ore.

Nel laboratorio acceso di speranze

resti tu solo a sorvegliare

il perimetro antico delle mura

mentre vesti d’incenso i tuoi ricordi

tracciando sul foglio linee d’ombra.

***

I segni della storia

(ad Angelo Noce)


Cinabro è il fuoco dei ricordi:

passano rotte di terre nella mano

e sfilano i segni della storia.

Ombre e figure

alzano templi alla memoria.

Nell’antico corso del mare

si sospende la luce del giorno.

È un sogno senza fine.

Transita il tempo da un foglio all’altro

e incide in successione

ciò che già fu, ciò che sarà

nella tenue traccia del tuo respiro.

(Gerardo Pedicini)

Il libretto "I Poeti della rosa"