Taccuino Anastasiano è il proseguimento del Blog "Circolo Letterario Anastasiano", con il quale rimane comunque collegato (basta cliccare sul logo del CLA).
Sarà questo un blog essenzialmente dedicato alle recensioni, alle notizie letterarie, alle presentazioni di libri ed agli appuntamenti ed incontri relativi al nostro territorio vesuviano, e non solo: dedicheremo spazio a tutte le notizie interessanti che ci giungeranno, con lo scopo di fornire valide informazioni culturali e spunti di riflessione su temi di carattere poetico e letterario in generale.
Buona lettura e buona consultazione.

venerdì 28 luglio 2017

La "materia grezza" di Aurora De Luca

"Che tu abbia materia grezza, / che tu sia legno di zattera / e saturo di sale vada stupito / a domandar dove andare. / Che tu non abbia ori nello sguardo, / né aquiloni nelle braccia, / ma verità negli occhi / e grazia giù a fondo, / per le strade delle ossa. / Che tu abbia materia grezza / e genuina essenza".
Ecco, partirei da questi versi centrali e fondamentali, sui quali la giovane poetessa Aurora De Luca fonda la sua creatività poetica, per riflettere brevemente su questa nuova opera dell'autrice.
In realtà l'idea di plasmare la materia grezza, in qualche modo, per poterla poi trasformare o addirittura trasfondere in qualcosa di esteticamente bello, non solo, ma anche in qualcosa di utile per se stessi e per la società, che susciti vibrazioni interiori, impressioni che sommuovono la mente e soprattutto il cuore, insomma in qualcosa di "artistico", è sempre stato il sogno dell'uomo "creativo", che poi realizza l'opera: un quadro, una scultura, un brano musicale, un romanzo, un'opera letteraria, una poesia. Dalla chimica dei colori e dalla loro unione, il quadro sul grezzo della tela; dal grezzo del marmo o del bronzo, la scultura sopraffina; dal grezzo delle parole, unite tramite una struttura idonea e mai ripetitiva, sempre originale, la poesia!
Conobbi Aurora De Luca in occasione di un premio letterario importante, e poi ancora, successivamente, sempre nell'ambito di una premiazione di un altro concorso altrettanto noto; lei era molto giovane, ma già si distingueva dagli altri coetanei che frequentavano il difficile percorso poetico e letterario, per il suo dire incisivo e nello stesso tempo dolce e determinato. Il suo curriculum letterario è pertanto ben nutrito e tantissime sono le iniziative e le pubblicazioni in cui figura.
Questa sua "Materia grezza", ultima pubblicazione che ho avuto il piacere di leggere, primo premio Minturnae XXXIX edizione e primo premio poesia edita al Città di Mesagne del 2016, merita un encomio particolare per l'originalità e la schiettezza della sua voce poetica. Si tratta di una raccolta omogenea e continua, priva di suddivisioni in sezioni o comparti, il che conferisce all'opera la giusta compattezza e fluidità, caratteristiche importanti in un progetto poetico di ampio respiro, dove l'autore, o l'autrice in questo caso, tende ad esaudire e completare tutto il suo pensiero.
E dunque Aurora De Luca parte da questa idea del grezzo, dell'informe, del primordiale, direi quasi del disordine, per giungere, o perlomeno tentare di giungere, a forme decise e precise di enunciati lirici, a stati d'animo aperti all'amore e alla natura, all'uomo, a riflessioni costruttive e positive, il tutto mediante un verso che è spronante, che è chiaramente modulato dal cuore ed è anelito di apertura al cosmo: "Ci sono raggi di sole / nei gesti di terra e di fango, / dietro alle nuvole. / Ci sono ovunque promesse di vendemmia, / acini che hanno dentro il sapore / dei giorni passati, / dell'inverno bevuto dalle radici." (da "Attimi", pag. 27).
Aurora De Luca raccoglie infatti la vitalità della natura e la trasfonde nel proprio animo, tramite i suoi versi; raccoglie la "materia grezza" ancora inconsapevole della propria potenzialità e la nobilita forgiandone amore e passione su una struttura poetica consona e del tutto aderente allo scopo: "Che noi siamo mossi / da questa primizia euforia, / che infesti e ci invada / le membra di carne, / che le metta a fuoco di vita, / così noi vivi, arsi e bruciati, / ce ne andiamo ignari / camminando nell'inverno, / pieni di luce e di calore e di fiumi odorosi. / Che ci sia in noi questa stupita euforia, / e permanga, / sì, come montagna immobile, / nella sua respirabile seta d'aria." (da "Seta d'aria", pag. 26).
L'amore che rinasce dalla materia grezza, primordiale, del cosmo, si riversa dunque in un "tu" sottolineato, al quale l'autrice sembra rivolgersi; ma è possibile che si tratti di un "riflesso", come argutamente afferma Domenico Defelice nella sua dotta prefazione. Un "tu", un "alter ego" sovente usato da molti poeti per parlarsi, per riflettere su se stessi e stabilire un dialogo proficuo e costruttivo. È quanto fa la nostra autrice in molti testi di questa sua pregevole raccolta: "… E allora ti lascio piccoli ciottoli / a fare da strada, / piccoli, soli, / e cadono dalle mie tasche / senza di me, / ma se tu li segui / è da me che verrai." (Da "È da me che verrai", pag. 37). Una ricongiunzione interiore che, dopo aver tratto vigore e significato dalla "materia grezza", restituisce all'autrice e ai lettori un quadro affascinante ed esaustivo del progetto poetico della nostra giovane poetessa.

Aurora De Luca, "Materia grezza", Genesi Editrice, Torino, 2014. Nota introduttiva di Sandro Gros-Pietro, prefazione di Domenico Defelice, introduzione di Franco Campegiani, postfazione di Sandro Angelucci.

G. Vetromile

28/7/17

domenica 16 luglio 2017

L'enigma cosmico di Giuseppe Meluccio

"Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera." Così ci illuminava Salvatore Quasimodo con i tre versi tra i più sibillini, e nello stesso tempo colmi di una verità filosofica ineccepibile, di tutta la produzione poetica dell'ultimo novecento. E se il nostro grande poeta di Modica ha voluto concentrare e sintetizzare la problematica della vita, della quotidianità, nella naturale allusione ad una fine materiale, naturale ed umana, ineluttabilmente prossima, indicandoci più o meno velatamente che la solitudine dell'uomo, pur corroborata da istanti fuggevoli di luce, di ricercata felicità, è destinata comunque a rimanere tale fino al termine della vita, ci possiamo chiedere se esistano altre considerazioni, di natura diversa e magari più scientifiche, che portino alle medesime conclusioni. E allora cito: "Ognuno è una retta / in questo intricato fascio improprio / e l'invisibile vettore supremo / conduce inesorabilmente / agli immensi abissi cosmici / del perché".
Sono questi i versi tratti da "Funzioni pedagogiche di sesto grado" (pag. 19) e riportati in quarta di copertina, del giovane poeta Giuseppe Meluccio, autore del libro "L'enigma cosmico", Opera Prima, Edizioni La Vita Felice, diretta e curata da Rita Pacilio. Giuseppe Meluccio, che vive nel nolano, è anche lui uno studente dell'ultimo anno del Liceo Scientifico Medi di Cicciano, e frequenta come Ilaria Vassallo, di cui abbiamo già parlato, il Laboratorio di poesia di Carlangelo Mauro.
Giuseppe Meluccio mutua dunque dal mondo scientifico, e in particolare dalla fisica e dall'astrofisica, il suo ideare poetico, basando il suo dettato e persino il suo stile, su un linguaggio che è proprio di quel mondo, di quella realtà. Ecco perché allora i due filoni, quello psicologico e umanistico di Quasimodo, e quello scientifico del Meluccio, si incontrano alla fine, si inverano ambedue sul punto di congiunzione del grande Mistero della Vita e del Creato.
E' una modalità diversa, naturalmente, quella di Giuseppe Meluccio, come quella di tanti altri poeti (ad esempio Bruno Galluccio, tanto per citare un nostro grande contemporaneo, autore peraltro dell'ottima postfazione al libro) che prediligono la via scientifica per esprimere i loro pensieri e persino la loro filosofia di vita in "caratteri" poetici, con versi che solo apparentemente hanno un'oscurità dovuta ai termini e al linguaggio, ma che colpiscono e coinvolgono indubbiamente per la loro profondità e contenuto. Si parte da lontano, magari dai confini dell'universo, persino dai buchi neri, oppure si parte dal profondamente piccolo, dagli atomi e dai bosoni di Higgs, dalle ultime teorie quantistiche e relativistiche, per giungere in fondo a che cosa? Al mistero della vita e dell'esistenza: "Ognuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole, ed è subito sera!"... Appunto!
Ma veniamo più nel dettaglio all'"Enigma cosmico" di Giuseppe Meluccio. Un progetto corposo, intenso, ben strutturato, dove sicuramente troviamo anche l'impronta di una organizzazione letteraria sopraffina e competente, quale quella della Casa Editrice La Vita Felice e della curatrice della Collana Opera Prima Rita Pacilio, autrice anche della prefazione. Il libro infatti è stato "amato", seguito ed accompagnato fino alla sua realizzazione, come del resto è abitudine della casa Editrice, perché è un progetto validissimo e meritevole di essere pubblicato e diffuso. Sei sono le sezioni del libro, nelle quali il giovane autore ha voluto esprimere le sue idee poetiche con altrettante sei diverse coloriture, se così vogliamo dire, ma nulla togliendo alla continuità e alla compattezza del dialogo. "Palingenesi", "Inflazione", "Contrazione", "Ecpirosi", "Frammentazione", "Apocatastasi", sono dunque i sei comparti, il cui titolo rimanda ad altrettante voci scientifico-filosofiche: termini spiegati con perspicacia in una nota-glossario in appendice al libro, insieme ad altre definizioni non di uso comune ma appartenenti al mondo scientifico (e questa è stata davvero una idea luminosa, perché offre la possibilità anche al lettore meno acculturato su certi argomenti strettamente scientifici, di ampliare nel razionale la sua impressione interpretativa di primo acchito).
L'"Enigma cosmico" ha dunque ripercussioni, se così vogliamo dire, nella filosofia della quotidianità, nella vita e nei problemi di tutti i giorni: è una trasposizione dal grande mistero cosmico che ha dato inizio al tutto, alle minime (ma non per questo meno determinanti) condizioni umane: "Una debolezza ho: questa. / Questa parola che non pensa, / che non si infutura, / che non si fa umanizzazione dell'universo, / che non si fa scienza. / Perché in verità, in verità / sappiamo tutti che (più che umani) / siamo scienziati." (pag. 17). E' qui il dramma sottinteso dall'autore, e cioè che a tutti i costi si vuol dare una spiegazione scientifica e razionale all'esistenza, all'"enigma cosmico", quando poi sarebbe necessario, in misura maggiore, ascoltare il lato umano e spirituale del mistero per estrinsecarlo.
"Tutto / inviolabile / cubo cupo / devastante / tutto / E noi / buchi trafelati / in vitale attesa / di essere otturati / dal nulla" (pag. 23), leggiamo ancora; una "chiusura" devastante, denotata anche dalla presenza della vocale "u" (cubo cupo, tutto…), è ancora la constatazione di un universo enigmatico che tentiamo di spiegarci, ma che che ci implode dentro in tutta la sua complessa indeterminazione.
Un libro complesso e intelligente, perché il linguaggio e addirittura le argomentazioni scientifiche utilizzate dal Meluccio per spiegare e spiegarsi in qualche modo il mistero del cosmo e della vita, riportano senza dubbio, e anche in modo veramente poetico, all'intramontabile chiedersi "perché siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare".


Giuseppe Meluccio, "L'enigma cosmico", La Vita Felice Edizioni, 2017, Collana Opera Prima diretta da Rita Pacilio. Prefazione di Rita Pacilio, postfazione di Bruno Galluccio.

G.V.
16/7/2017

mercoledì 28 giugno 2017

La "muta vitalità" di Ilaria Vassallo

La Poesia è tale se travolge l'intera persona quando si trova al cospetto di essa, quando il lettore, per dirla in breve, è totalmente interessato non solo dal significato complessivo del testo poetico, ma anche dai suoni che gli riecheggiano interiormente, dagli scivolamenti oltre il razionale, dall'impeto di una novità che si fa strada nella sua mente e nella sua interiorità: poesia come vera e propria opera d'arte, con la differenza (minima) che ad incantare l'osservatore-lettore sono le parole e ciò che esse veicolano, tutto il bagaglio di sensazioni-emozioni che suscitano.
Ed eccone un bell'esempio. Siamo di fronte ad una vera piacevolissima novità poetica: la voce di una giovane studentessa, Ilaria Vassallo, del nostro territorio campano (vive nel nolano), che finalmente esce, come pochi sanno fare, dai soliti schemi o codici appurati e consolidati di una poesia sentimentale e autoreferenziale, per avventurarsi su linee di confine che pur mantenendo la corposità del testo e un dettato poetico molto significativo e puntuale, dettagliato nei minimi termini come vedremo meglio fra poco, narrano e propongono aspetti e figurazioni nuove o rinnovate: tanto nel contenuto quanto nella forma, improntata ad uno stile di scrittura del tutto personale ed originale.
Leggendo il suo testo, più di una volta, mi viene in mente il realismo terminale di Guido Oldani, che come sappiamo propone una visione diversa del mondo poetico cui siamo abituati, e cioè la "delocalizzazione" del soggetto poetico rispetto all'oggetto: è quest'ultimo che diventa il protagonista del discorso poetico, e non la persona che ne parla. Ora, constatato che questa nuova corrente, o movimento poetico, pensata e fondata dal noto poeta Guido Oldani (si consulti ad esempio l'Antologia "Novecento non più", a cura di Diana Battaggia e Salvatore Contessini, La Vita Felice 2016), non può certamente esplicitarsi in pochissimi righi, e non essendo questa la sede per parlarne, resta però il fatto che Ilaria Vassallo, a mio modesto parere, in molti tratti della sua poetica ne sembra percorrere i dettami: "… cuoio di un orologio, cinturino nuovo, / sostituisce stanotte il metallo stridente, / immaginare che sia quello di tuo / nonno, irrorato di memoria" (pag. 25). E ancora: "un giorno, / in un momento, / forse in paradiso, / o nei purgatori / di diavoli pensanti, / un sasso della strada / che costeggia la campagna / mi chiederà. / ne sono certo. / com'è vivere, / come farlo al meglio, / un consiglio. / ma solo lì l'avrò ascoltato" (pag. 61).
Sono solo due esempi, ma credo che bastino per dare una sia pur minima indicazione sull'aderenza, forse inconsapevole, da parte della giovane autrice al movimento di Oldani. Ma altri tratti originali caratterizzano certamente il dettato poetico di Ilaria, e sono principalmente costituiti da una speciale e sorprendente capacità di frazionare le cose, gli oggetti e i pensieri; uno scendere ai minimi termini, fino alle singolarità oggettive, che sono trattate con distanza e distacco dall'autrice, come se non appartenessero quasi all'io narrante, pur conferendo in esse una vitalità inaspettata, una "muta vitalità", appunto!
Notiamo quindi questa "immersione" dell'autrice nelle cose di tutti i giorni, nei dettagli anche minimi che, con la forza della sua parola poetica, prendono vita quasi autonoma, narrano quasi di sé in prima persona, e l'"io" creativo della poetessa si "trasferisce" in questi frammenti di vita oggettivi, in un puzzle composito ed esteso a tutta l'esistenza. Non è un annichilirsi negativo, bensì un voler osservare al microscopio della mente e dell'arte poetica le situazioni contingenti e le conseguenti aspettative emozionali: "carte lucide di vernice, / che piego tra le dita, / stendo, / strappo, / mentre vi parlo. / carte di caramelle, / che sentono / decollare piano / il tepore / della mia inadeguatezza. / esplicita parola necessaria." (pag. 49).
Risulta ancora evidente la particolare attenzione posta dall'autrice nel concretizzare il suo progetto poetico, utilizzando uno stile di scrittura personalissimo, dichiaratamente fuori dall'usuale, ad esempio evitando i titoli per rendere più omogenea e continuativa tutta l'opera, che è divisa in quattro sezioni giusto per compartimentare la struttura complessiva, come se fossero gli atti di una commedia teatrale. E poi c'è questo io narrante al maschile: una scelta originale e oculata, che, come afferma Rita Pacilio nella sua dettagliata prefazione, "non è gioco estetico, ma squisita simbologia del confine/limite identitario dell'essere umano".
Un'Opera Prima, questa di Ilaria Vassallo, che ha senza alcun dubbio premiato la dura selezione operata da Rita Pacilio che ne dirige la Collana per conto delle Edizioni La Vita Felice. Una selezione attenta ed eseguita con grande competenza letteraria, volta a individuare nuove Voci interessanti, come appunto quella della Vassallo, in un contesto poetico nazionale molto spesso sovrabbondante per quantità ma poco significativo per qualità e originalità.
Il libro, oltre all'approfondita prefazione di Rita Pacilio, è arricchito da una postfazione di Maurizio Cucchi.
Un libro di poesie autentiche, un'autrice giovane ma già sicura di sé, determinata (e da noi incoraggiata) a proseguire il suo itinerario poetico e letterario raffinando vieppiù la propria ricerca e il proprio stile.

Ilaria Vassallo, "Una muta vitalità", La Vita Felice 2017, Collana Opera Prima diretta da Rita Pacilio. Prefazione di Rita Pacilio, postfazione di Maurizio Cucchi.

Giuseppe Vetromile

28/6/17

venerdì 16 giugno 2017

"Inquiete Indolenze", la nuova Antologia di Fermenti

E' da poco uscita la nuova Antologia nr. 11 di Fermenti, dal titolo "Inquiete Indolenze", curata dal poeta e giornalista napoletano Raffaele Piazza.
Il volume si compone dei testi poetici di: Giovanni Baldaccini (interpretazioni onirico-psicologiche), Franco Celenza (analisi interiori tout-court), Bruno Conte (scrittura reinventata), Antonino Contiliano (sperimentazioni magnetiche), Gianluca Di Stefano (trasgressività mordace), Edith Dzieduszycka (trasfigurazioni rarefatte), Marco Furia (filosofizzazioni anti maniera), Maria Lenti (tragiche rievocazioni epocalo-contingenti), Loris Maria Marchetti (amorose sintesi), Dario Pasero (dialetto piemontese, con guide a fronte), Antòn Pasterius (ludismo giocoso), Pietro Salmoiraghi (nichilismo cosmico), Italo Scotti (politicità sociale), Antonio Spagnuolo (distacco rievocativo-sublimato), Liliana Ugolini (misteriose formule ontologiche), Silvia Venuti (grazie e levità trasfigurate), Vinicio Verzieri (connubio di segni e parole da legare e slegare), Giuseppe Vetromile (erotismi esistenziali).
La raccolta antologia è ben curata da Raffaele Piazza, che dedica a ciascun Autore ampio spazio critico e bibliografico.

Un'opera da tenere in grande considerazione.

"Inquiete Indolenze", Antologia nr. 11, Fermenti Editrice 2017, Roma; a cura di Raffaele Piazza; 
pp. 276, Euro 22

G.V.
16/6/17


lunedì 5 giugno 2017

"L'Alfabeto Baudelaire" di Mario Fresa

Poeta chiama poeta: si entra nel mondo dei nostri predecessori che hanno già percorso le felici / sofferenti strade della poesia, si assorbono e si condividono i loro pensieri, le loro ideologie, le loro filosofie, la loro vita… per illustrarla di nuovo, per riportarla a noi, ancora e sempre viva e vivida.
Questo "attingere", come si fa calando un secchio in un pozzo d'acqua sorgiva, al mondo poetico trascorso, può verificarsi anche per la realtà poetica contemporanea. Molto spesso si tratta di "semplici" traduzioni, cioè di versioni in altra lingua di testi e componimenti originali. Altre volte, però, il protagonista, diciamo così, del lavoro di "recupero", non si limita ad una mera traduzione, per quanto raffinata e intelligente, bensì supera il difficile ostacolo della "versione", infondendo nell'opera originale nuova linfa e nuova vitalità, nuovo splendore.
È il caso di Mario Fresa, poeta finissimo, acuto critico letterario, che già da alcuni anni, oltre a scrivere di proprio, si dedica alla "reinterpretazione" di alcuni classici: si veda ad esempio l'ottimo lavoro su Marziale ("Omaggio a Marziale"), su Catullo ("Catullo vestito di nuovo"), su Apollinaire ("In viaggio con Apollinaire"). E dunque, questo recente "Alfabeto Baudelaire" del nostro poeta salernitano, instancabile "restauratore", in un certo senso, degli splendori poetici del passato, si pone certamente sulla stessa linea progettuale, in una veste ancora più ricca ed elegante nella sua sobrietà e serietà.
Si tratta di dodici testi tratti dai "Fiori del Male", l'eterno capolavoro con cui il grande poeta francese ha dato inzio alla modernità della poesia europea, anticipando il decandentismo e introducendo il simbolismo. Mario Fresa ha profuso in quest'opera tutto il suo ingegno letterario, ponendosi al centro del pensiero di Baudelaire ed eseguendone un'interpretazione originale e consona, scegliendo le seguenti poesie: "Benediction" (Benedizione), " À une passante" (A una passante), "Le Vampire" (Il Vampiro), "L'Albatros" (L'Albatro), "Le chat" (Il gatto), "Le mort joyeux" (Il morto lieto), "La musique" (La musica), "Les litanies de Satan" (Le litanie di Satana), "Correspondances" (Corrispondenze), "Spleen" (Spleen), "L'invitation au voyage" (Invito al viaggio), "Le vin des amants" (Il vino degli amanti).
Certamente è un'operazione validissima, che ha richiesto da parte di Mario Fresa uno studio accurato, volto a realizzare una selezione importante, che risultasse pienamente rappresentativa della grande e complessa opera "Les fleurs du Mal": da qui l'indovinato titolo del volume di Mario Fresa: "Alfabeto Baudelaire".
Il volume si presenta con una veste tipografica elegante, grazie anche ai preziosi disegni di Massimo Dagnino, disegni che, come giustamente afferma Davide Cortese nella sua attenta postfazione, sono collegati concettualmente ai testi poetici.
Accogliamo dunque quest'altra opera di grande valore del poeta e critico Mario Fresa, degna di rientrare nel novero delle più intelligenti e ben riuscite traduzioni in italiano del grande poeta francese.

G.V.


Mario Fresa, "Alfabeto Baudelaire", EDB Edizioni, Milano, 2017. Disegni di Massimo Dagnino, postfazione di Davide Cortese.

mercoledì 24 maggio 2017

Voci di Poet-Esse a Bologna

Il Centro Studi Sara Valesio ha organizzato una Tavola Rotonda dal titolo "Voci di Poet-Esse", che si terrà martedì 6 giugno alle ore 16.30 presso San Colombano (via Parigi 5, Bologna), e che vedrà protagoniste autrici di fama internazionale: Barbara Carle, Laura Corraducci, Bernadette Luciano, Tal Nitzán, Rita Pacilio, Francesca Serragnoli, Victoria Surliuga. L'incontro è a cura di Graziella Sidoli.
L'ingresso è libero ed è gradita la presenza di tutti.

Paolo  Valesio
Presidente  Centro Studi Sara Valesio

Museo della Città di Bologna
Palazzo Fava – Palazzo delle Esposizioni
Via Manzoni, 2 – 40121 Bologna
www.centrostudisaravalesio.com
centrostudisaravalesio@genusbononiae.it

lunedì 22 maggio 2017

"'E pprete 'e casa mia" di Giovanni D'Amiano a Sant'Anastasia

Si svolgerà mercoledì prossimo 24 maggio, alle ore 17.30, nell'accogliente salone del Centro Sociale Amziani, sempre disponibile per incontri culturali di rilievo, grazie al neo presidente Franco Maione, la presentazione del libro "'E pprete ' casa mia", di Giovanni D'Amiano, Duemme Edizioni.
Si tratta di una corposa raccolta di poesie in dialetto napoletano, tutte dedicate alla vita e all'ambiente contadino, in particolare delle nostre zone rurali (da Volla a Sant'Anastasia); vi sono quindi moltissimi spunti di riflessioni e di approfondimenti, in quanto l'Autore descrive in perfetto napoletano l'autenticità di una realtà ormai quasi dimenticata, con termini, usanze, modi di dire, vocaboli in uso allora e che proprio il libro, grazie ad una poesia scorrevole e chiara, non priva di una certa ironia, riporta fino a noi: valori da recuperare e da tramandare ai nostri figli e alle future generazioni. Un'operazione letteraria colta e intelligente, quella del poeta Giovanni D'Amiano, che ha vissuto in prima persona, da bambino, quella realtà rurale, essendo i suoi genitori di estrazione contadina. Il libro infatti, oltre ad offrirci un dettato poetico in un napoletano perfetto, gradevole e assolutamente aderente alla realtà contadina di cui parla, ha anche il merito di recuperare quegli antichi valori che la modernità ha in qualche modo abbandonato. Il libro riporta anche le traduzione in italiano delle tantissime poesie scritte sui più svariati argomenti e personaggi del mondo contadino di allora, e un ricco glossario di termini e modi di dire, utilissimi per una maggiore comprensione di quella realtà.
Giovanni D'Amiano, nato a Volla e residente a Torre del Greco, ha esercitato la professione di medico pediatra; intensa è stata la sua attività artistica, in particolare nel campo della pittura, avendo realizzato moltissime opere e partecipato a diverse Mostre ed esposizioni; attualmente la sua principale attività è la poesia, in particolare in dialetto napoletano, di cui è apprezzato cultore e specialista. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie, la più recente delle quali è proprio "'E pprete 'e casa mia", un libro che sta ottenendo notevoli successi e lusinghieri apprezzamenti dalla critica e dal pubblico. Ha in preparazione un'altra raccolta poetica.
L'evento è patrocinato dal Comune di Sant'Anastasia, nell'ambito degli incontri programmati e organizzati dalla "Casa della Poesia di Sant'Agata de' Goti" in collaborazione con il Circolo Letterario Anastasiano di Giuseppe Vetromile. Interverranno, oltre all'Autore, il Sindaco Lello Abete e l'Assessore alle Politiche Sociali, Palmarosa Beneduce, mentre Giuseppe Vetromile introdurrà l'ospite e condurrà l'incontro.

Giuseppe Vetromile

20/5/17

"Gusti di...versi", Ristorante Albergo dei Baroni, Sant'Anastasia (Na), 13 marzo 2015

La mostra "Il respiro della materia / I colori dell’anima"

Due poesie di Gerardo Pedicini

L’ombra del tempo

(per Sergio Vecchio


L’ombra del tempo

è ferma alla tua porta

e tra i rami

vigila la civetta,

cara agli dei.

Nel silenzio della notte

avanza il giorno tra le spine

e il vento rode

le vecchie mura sibarite

intrise d’acqua e di memorie.

Dorme nel profondo la palude:

il Sele discende lento fino al mare

e svuota le tombe dei sacrari.

Ora è l’antica Hera,

ora è Poseidon a indicarti il cammino.

Alla deriva del vento

il tuo passo di lucertola

è rapido volo d’uccello.

Sotto la tettoia scalpita il treno

sugli scambi e rompe le stagioni

nel vuoto delle ore.

Nel laboratorio acceso di speranze

resti tu solo a sorvegliare

il perimetro antico delle mura

mentre vesti d’incenso i tuoi ricordi

tracciando sul foglio linee d’ombra.

***

I segni della storia

(ad Angelo Noce)


Cinabro è il fuoco dei ricordi:

passano rotte di terre nella mano

e sfilano i segni della storia.

Ombre e figure

alzano templi alla memoria.

Nell’antico corso del mare

si sospende la luce del giorno.

È un sogno senza fine.

Transita il tempo da un foglio all’altro

e incide in successione

ciò che già fu, ciò che sarà

nella tenue traccia del tuo respiro.

(Gerardo Pedicini)

Il libretto "I Poeti della rosa"